Il Cammino di San Vili – Trentino

Camminare.

Scoprire.

Entrare in simbiosi con il paesaggio circostante.

Vivere e sentirsi vivi.

Passo dopo passo.

Tutto questo andar lenti, conoscere per conoscersi e staccare letteralmente la spina dal mondo virtuale, frenetico se non addirittura caotico che ci circonda.

Siamo sempre stati affascinati da questo mondo, dai cammini ma forse per pigrizia, forse per paura o forse per le solite scuse non ne abbiamo mai fatti finchè non è arrivata quella stupenda telefonata di Sara da Campiglio che ci proponeva di realizzare un reportage sul loro: il Cammino di San Vili.

L’eccitazione iniziale, la voglia di vivere una nuova esperienza ci hanno subito emozionato tantissimo ma poi è entrato in gioco il panico per scegliere l’attrezzatura, capire come fare perché ci aspettavano cento chilometri da Madonna di Campiglio a Trento da fare in quattro giorni.

Come sempre prevale l’ottimismo e quindi eccoci pronti a partire destinazione Alta Val Rendena.

Il minimo indispensabile negli zaini: Nikon Z7 con il 24-70mm ed il drone nello zaino di Simone, D7500 con 18-140mm in quello di Romina. Un paio di pantaloni, una maglietta ed una felpa, giacca impermeabile indossata data la pioggia prevista e nulla di più.

Non appena arriviamo a Campiglio incontriamo la nostra guida e compagna di avventura Francesca. Dal primo istante nasce subito un feeling incredibilmente stupendo, ci divertiremo di sicuro.

Abbiamo la serata libera per cui decidiamo di salire al Lago Nero per fare alcuni scatti al Brenta e poi si va a dormire presto perché all’alba si partirà.

La prima giornata inizia con il cielo grigio, qualche goccia di pioggia. Non c’è praticamente nessuno in giro, il morale è alto perché come ogni volta, qui in Val Rendena, ci sentiamo a casa. Il cielo minaccia acqua ma siamo fortunati e man mano che perdiamo quota scendendo verso Fisto si apre sempre di più. Il ritmo è buono come l’atmosfera e parlottando allegramente ci capita anche di trovare dei funghi porcini che ovviamente raccogliamo. Incontriamo e superiamo paesi, borgate, chiese una più belle dell’altra fino a Carisolo dove ci fermiamo ad ammirare la bellezza dei castagni secolari che si tingono d’autunno. Una tappa dal sapore rurale, autentico e vivo. Ci fanno compagnia i campanacci delle mucche “Razza Rendena” e il sibilo del vento tra le piante mentre ci avviciniamo alla nostra conclusione di tappa “Casa Moresc” nell’abitato di Fisto mentre il cielo si è decisamente incupito. Una bella birra fresca per festeggiare mentre l’atmosfera si fa sempre più turbolenta, le nuvole si addossano alle montagne ed improvvisamente si scatena un violento temporale che ci accompagna finchè non ci addormentiamo.

Il risveglio è autunnale, nebbiolina e qualche goccia di pioggia ci faranno da compagni in questa lunga tappa dal sapore alpino. Se fossimo in una corsa ciclistica sarebbe La Tappa che decide la corsa, infatti ci aspettano mille e cinquecento metri di dislivello di salita.

Partiamo prestissimo perché saranno trenta i chilometri da percorrere e ci saranno degli strappetti da affrontare niente male. Siamo immersi nel verde, attraversiamo pinete spettacolari, incontriamo salamandre, raccogliamo funghi e ci conosciamo sempre più. Da perfetti sconosciuti ad amici ed ora pellegrini. Capiamo subito quanto sia magico il cammino e che sorprese porti con sé.  Dopo poco siamo nel vero “gran premio della montagna” del San Vili, siamo nel punto più panoramico sul Passo Daone mentre il cielo continua ad esser bello chiuso ed ogni tanto il vento porta con sé qualche timida goccia di pioggia. Ottocento metri di dislivello fatti, siamo ancora lontani dal traguardo ma siamo circondati da un paesaggio sempre più colorato con le più svariate sfumature di verde e man mano che scendiamo di quota il sole spunta e illumina il fitto sottobosco. Alle nostre spalle si scatena un nuovo temporale che però decide di graziarci mentre risaliamo per raggiungere Iron, un vero gioiello di architettura che sembra veramente esser isolato dal mondo. Ci fermeremmo volentieri qui a lungo ma dobbiamo continuare perché Stenico, la nostra meta, ci sta aspettando. Questo paese, scenograficamente parlando è splendido e risalendo verso il “Bosco Arte Stenico” ci troviamo di fronte una cartolina reale con il castello che domina la valle, il tramonto ed un silenzio surreale che ci accompagna tra le più svariate installazioni artistiche. Siamo costretti ad accendere le frontaline perché le riprese fotografiche ci hanno fatto “perdere” un po’ di tempo. Che poi perdere, in base a chi, a cosa si può definire di aver perso. Il cammino ci sta facendo capire quanto sia importante l’andar lenti, l’entrare in simbiosi con il paesaggio circostante e quindi se arriviamo un po’ lunghi va bene uguale per noi. Se fatto con l’orologio al polso non è più un cammino e lo stress rovinerebbe la magica atmosfera che stiam portando con noi.

Ci lasciamo alle spalle l’abitato per raggiungere la nostra tappa serale, Seo. Qui siamo ospiti del B&B La Lanterna. Senza dubbio si rivelerà una delle perle indiscusse dell’intero viaggio. Ci sentiamo a casa. Una cena con i fiocchi, coccolati con polenta, formaggi, camoscio e per finire la grappa.

Floro e sua moglie ci sanno fare, sono due persone meravigliose, uniche e dopo tutti questi chilometri, questi sali e scendi sono un vero toccasana per il morale. Grazie.

Cielo sereno, aria frizzante e una colazione perfetta con tanto di torta appena sfornata.

Il buongiorno è servito. Il morale è alle stelle quando lasciamo l’abitato di Seo e ci dirigiamo verso Tavodo tra campi di lavanda e viste dolomitiche per proseguire ancora verso Moline.

Qui ci fermiamo stupiti, increduli perché sembra di essere finiti in Toscana, in un borgo dell’entroterra toscano o provenzale. Il ponte che attraversa il fiume, i colori delle case, i fiori e quel silenzio che ti entra dentro e fa capire quanto siamo piccoli ed è proprio questo aspetto che stiamo capendo passo dopo passo. La nostra compagna di viaggio, Francesca, è un’esperta di cammini e ci racconta le sue esperienze, le sue avventure e ci fa stare bene perché c’è un mondo da imparare da lei. Stupendo. Lei ci dà morale nei momenti di stanchezza, ci fa viaggiare con la mente e ci rallegra. E’ una ragazza incredibile, un’Amica che diventa quasi una sorella chilometro dopo chilometro.

E così superiamo questo paesino isolato dove si respira aria d’altri tempi e mentre costeggiamo la forra, il precipizio alla nostra destra Simone sente qualcosa che non va. Si toglie lo scarponcino, ed ecco la prima vescica del pellegrino. Un ago, un filo e si riparte. Superiamo la chiesetta di San Vigilio da cui possiamo osservare tutto il percorso fatto in mattinata e ci mettiamo a leggere il diario dei pellegrini mentre si avvicina velocemente il tramonto. Siamo ancora lontani dall’abitato di Mangone, accendiamo le frontaline ed affrontiamo un passaggio decisamente esposto, non dei più belli da fare di notte mentre d’innanzi a noi eccolo, il Lago di Garda. Svoltiamo nel boschetto e spunta una torcia, che pian piano di viene incontro. E’ il proprietario dell’affitacamere “Enjoy the Silence” che ci stava aspettando da qualche oretta. Ehhhmmm anche stasera siamo decisamente in ritardo ma che ci volete fare siam fatti così… il cammino, la lentezza, i momenti di riflessione stanno prendendo piede dentro di noi e non guardiamo più l’ora.

Ci sistemiamo, accendiamo il caminetto, cuciniamo e ci godiamo un bel bicchiere di vino mentre sistemiamo l’attrezzatura fotografica, controlliamo i social e poi andiamo a dormire, cotti come non mai ma con la testa già a Trento.

Cielo infuocato, paese addormentato e tre pellegrini già in cammino. Inizia l’ultima giornata sul San Vili. Anche quest’oggi il cielo sereno non vuole farci compagnia e come sempre si copre. Rispetto a Campiglio fa decisamente più caldo. I chilometri si sommano e lasciamo alle nostre spalle il Garda avvicinandoci ai laghi di Lamar. Nei boschetti che attraversiamo troviamo alcune tracce dell’orso proprio sul sentiero ma purtroppo non riusciamo a vederlo e per noi, fieri sostenitori, è un vero peccato. La voglia di arrivare al traguardo è tanta come lo è la voglia di godersi ogni istante. Si è creata una famiglia in questo viaggio e mentre il sole lentamente scende e scompare dietro un tappeto di nuvole grigie, ci rendiamo conto di esser ancora lontani dal duomo di Trento. Proviamo a forzare il ritmo ma finiamo in un punto decisamente esposto, in discesa a picco sulla vallata sottostante. Ci fermiamo e proseguiamo con calma. Il passaggio più difficile del cammino è superato, iniziamo l’avvicinamento visivo alla città che però, forse complice anche la stanchezza, sembra non avvicinarsi mai. E’ notte fonda, il silenzio e la pace della montagna lasciano, minuto dopo minuto, spazio ai rumori della città, gli alberi alle case ed iniziamo ad incontrare via via sempre più persone. Eccoci, siamo sull’Adige ed intravediamo in lontananza il Duomo. Il terriccio, le pietre ora sono asfalto, le auto sfrecciano veloci mentre il nostro ritmo rallenta, si velocizza ma poi rallenta nuovamente.

Svoltiamo a sinistra, poi a destra, cento metri ed eccolo lì, davanti a noi a pochi metri: il Duomo di Trento. Fermo, immobile, impassibile mentre in noi c’è un caos di emozioni, stati d’animo indescrivibili.

Tantissimi ragazzi affollano i dehors con la loro camicia perfetta e lo spritz in mano. Noi, vestiti da montanari, stanchi, esausti ma pieni di vita e soprattutto ricchi dentro, ricchissimi come non mai prima d’ora. Ci guardiamo, ci abbracciamo, esultiamo. Ci sentiamo Vivi e felici.

Ordiniamo da mangiare una pizza, che ovviamente con lo spirito peregrino scegliamo di dividere assieme. Una bottiglia di un vino trentino. La gente ci guarda stranita, ci osserva e sorride.

Si conclude in questa piazza il nostro primo Cammino, il San Vili.

La felicità di avercela fatta con le nostre gambe, con i nostri zaini, con i nostri ritmi ma soprattutto aver capito quando sia bello camminare, quanto sia sempre più necessario vivere con lentezza, quasi al ritmo delle stagioni perché così facendo capisci veramente l’importanza delle piccole cose, della semplicità ma soprattutto della vita.

Grazie Francesca per essere stata una compagnia di viaggio indimenticabile.

Grazie Sara per aver creduto in Noi.

Grazie Cammino di San Vili per averci fatto capire quanto sia bello essere dei pellegrini.

 

“Non esiste una via verso la felicità.  La felicità è la via.”

[Buddha]

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