Non importa se si è direttamente interessati o meno, ci sono situazioni, momenti in cui tutto per noi passa in secondo piano. Siamo fatti così. Chiediamo scusa ai clienti e conoscenti che abbiamo trascurato in queste settimane ma non siamo riusciti a rimanere a casa, a guardare ed aspettare. E così, in questo strano inizio ottobre, abbiamo sospeso tutte le attività, abbiamo deciso di fermarci e di dedicare tutto il nostro tempo, le nostre forze ed il nostro cuore a coloro che ne avevano veramente bisogno. Pale, guanti, scarponi, stivali e tanta voglia di esser d’aiuto. Albe meravigliose mentre percorrevamo la strada ci davano la carica giusta, tutti quei mezzi di soccorso superati in autostrada ci hanno fatto capire quanto sia bella la solidarietà e così prima in Valle Tanaro e poi in Val Casotto abbiamo spalato, spalato ed ancora spalato. Poi pulito, poi sistemato ed infine sorriso. E poi, saputo che non vi era più bisogno di volontari, ci sentivamo un po’ in dovere di dare un piccolo aiuto anche a Limone Piemonte ed abbiam realizzato un piccolo video.

Sono state giornate intense, lunghe, stancanti senza dubbio ma quello che ci hanno trasmesso le persone incontrate difficilmente lo dimenticheremo. Veder le lacrime trasformarsi in sorrisi, la disperazione in speranza e quegli sguardi da tristi a pieni di vita.

S T U P E N D O.

La devastazione è stata tanto, è tanta.

Dimenticarsi quello che è successo sarà difficile ma dimenticarsi quello che si era è impossibile.

Abbiamo capito, ancora una volta di più, quanto sia importante essere uniti, farsi forza a vicenda e aiutare per il semplice piacere di farlo e non con la volontà di ricevere.

E come noi siete stati tantissimi, da diverse zone della provincia ma non solo….

E quindi ci siamo in dovere e vi vogliamo ringraziare di cuore perchè siete stati tantissimi ad ascoltare il nostro appello, vi siete fatti centinaia di chilometri per aiutare uno sconosciuto, avete dormito poche ore per poter esser presenti subito al mattino presto e siete riusciti a strappare tanti sorrisi.

Fatevelo dire: siete persone speciali e meritate il meglio dalla vita. GRAZIE. VI VOGLIAMO BENE.

E ricordatevelo sempre: #UNITISIVINCE

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iduevagamondi

 

Sono passate poche ore dalla nostra prima volta in questo luogo. Chi ci conosce sa che viviamo per emozionarci, cerchiamo sempre di portarci via ogni stato d’animo possibile dai luoghi che visitiamo ma in questo caso è tutto diverso, troppo distante dalla normalità quotidiana.

Non riusciamo a dare una spiegazione a quello che abbiamo vissuto. E’ un susseguirsi di emozioni contrastanti, la malinconia che a tratti prevale su tutto sparisce improvvisamente lasciando spazio all’euforia per poi riaffiorare poco dopo e così via… da ore ed ore è così un turbinio continuo di stati d’animo opposti ma che magicamente si fondono.

Non tutti lo sanno ma da anni stiamo lavorando per realizzare il nostro più grande sogno: vivere in montagna, in una nostra borgata ospitando persone da tutto il mondo.

Ecco, sono bastate poche ore tra quei ruderi a rafforzare ulteriormente i nostri desideri.

Fuori piove, il ticchettio sui velux di casa accompagna le foto che scorrono lentamente sul monitor del computer e mentre il cielo si fa via via più cupo ci ritroviamo a pensare, a riflettere, a scrivere ed editare. 

Quella che apparentemente risulta esser una borgata abbandonata in realtà vive di vita propria, trasuda ancora la quotidianità di un tempo ormai lontano e tra le case si respira un’atmosfera quasi irreale dove il silenzio viene interrotto dalla caduta delle lose dei tetti, dai rami che si spezzano mentre alcune travi resistono stoicamente al trascorrere inesorabile del tempo.

Non c’è nessuno.

Qui non si vive più.

Eppure la chiesa, la scuola, le abitazioni provano a resistere quasi si attendesse il ritorno di qualcuno. Le dita scorrono veloci sulla tastiera ma è difficile trattenere i brividi e gli occhi si fanno via via più lucidi. Non sembra possibile che un posto del genere sia ora abbandonato a sé stesso.

Le stesse abitazioni provano tutt’ora a resistere a modo loro ed in esse il tempo è letteralmente fermo; il fieno sistemato, le tavole apparecchiate, le sedie, le cantine, il vino, le scarpe chiodate, le legnaie ancora perfette, i banchi della chiesa in perfetta simmetria tra di loro…

Tanti i sacrifici che quelle persone hanno fatto, lunghi ed interminabili inverni trascorsi in completo isolamento, vite differenti e forse troppo distanti da questa società ma senza dubbio più autentiche e orgogliose. E nonostante gli anni questo lo si respira senza problemi passeggiando tra i ruderi “resistenti”. Fatica e sudore qui erano di casa perchè il resto del mondo era lontano ore di cammino, proprio percorrendo quel sentiero che unisce il selvaggio con il moderno, il silenzio con il frastuono ed attraversa i pendii ci porta a riflettere, a pensare a quello che è stato.

Ci fermiamo, immaginiamo l’ultima persona che ha lasciato questo mondo parallelo… passo lento, uno sguardo all’abitato, forse una lacrima solca il suo volto, lo zaino in spalle pieno di ricordi, la propria vita racchiusa in pochi oggetti. Una scelta forse di sopravvivenza, forse una necessità dovuta all’evolversi della società che ha obbligato gli abitanti a scendere a compromessi ma per dei sognatori come noi questa è una bella crepa, l’ennesimo segno di un mondo che ormai non c’è più, di una vita fatta di sacrifici ma ricca di valori ed essenzialità.

Ripartiamo, il cielo si fa sempre più cupo, sembra quasi borbottare,  alle nostre spalle, la montagna e quella sensazione di esser di troppo pervade i nostri spiriti. Chiudiamo per l’ultima volta gli occhi ed immaginiamo le risate dei bambini che corrono per i viottoli, il profumo della legna che arde, le maniche rimboccate degli uomini intenti a lavorar la terra, la messa della domenica mattina, gli amori che nascono… la vita.

Salutiamo chi c’è stato, coloro che hanno fatto vivere per anni questo angolo remoto della Valle Grana e li ringraziamo per quello che  hanno trasmesso fino ad ora perchè,  anche se disabitata, Narbona per Noi VIVE ANCORA.

 

 

#iduevagamondi Simone e Romina

Camminare.

Scoprire.

Entrare in simbiosi con il paesaggio circostante.

Vivere e sentirsi vivi.

Passo dopo passo.

Tutto questo andar lenti, conoscere per conoscersi e staccare letteralmente la spina dal mondo virtuale, frenetico se non addirittura caotico che ci circonda.

Siamo sempre stati affascinati da questo mondo, dai cammini ma forse per pigrizia, forse per paura o forse per le solite scuse non ne abbiamo mai fatti finchè non è arrivata quella stupenda telefonata di Sara da Campiglio che ci proponeva di realizzare un reportage sul loro: il Cammino di San Vili.

L’eccitazione iniziale, la voglia di vivere una nuova esperienza ci hanno subito emozionato tantissimo ma poi è entrato in gioco il panico per scegliere l’attrezzatura, capire come fare perché ci aspettavano cento chilometri da Madonna di Campiglio a Trento da fare in quattro giorni.

Come sempre prevale l’ottimismo e quindi eccoci pronti a partire destinazione Alta Val Rendena.

Il minimo indispensabile negli zaini: Nikon Z7 con il 24-70mm ed il drone nello zaino di Simone, D7500 con 18-140mm in quello di Romina. Un paio di pantaloni, una maglietta ed una felpa, giacca impermeabile indossata data la pioggia prevista e nulla di più.

Non appena arriviamo a Campiglio incontriamo la nostra guida e compagna di avventura Francesca. Dal primo istante nasce subito un feeling incredibilmente stupendo, ci divertiremo di sicuro.

Abbiamo la serata libera per cui decidiamo di salire al Lago Nero per fare alcuni scatti al Brenta e poi si va a dormire presto perché all’alba si partirà.

La prima giornata inizia con il cielo grigio, qualche goccia di pioggia. Non c’è praticamente nessuno in giro, il morale è alto perché come ogni volta, qui in Val Rendena, ci sentiamo a casa. Il cielo minaccia acqua ma siamo fortunati e man mano che perdiamo quota scendendo verso Fisto si apre sempre di più. Il ritmo è buono come l’atmosfera e parlottando allegramente ci capita anche di trovare dei funghi porcini che ovviamente raccogliamo. Incontriamo e superiamo paesi, borgate, chiese una più belle dell’altra fino a Carisolo dove ci fermiamo ad ammirare la bellezza dei castagni secolari che si tingono d’autunno. Una tappa dal sapore rurale, autentico e vivo. Ci fanno compagnia i campanacci delle mucche “Razza Rendena” e il sibilo del vento tra le piante mentre ci avviciniamo alla nostra conclusione di tappa “Casa Moresc” nell’abitato di Fisto mentre il cielo si è decisamente incupito. Una bella birra fresca per festeggiare mentre l’atmosfera si fa sempre più turbolenta, le nuvole si addossano alle montagne ed improvvisamente si scatena un violento temporale che ci accompagna finchè non ci addormentiamo.

Il risveglio è autunnale, nebbiolina e qualche goccia di pioggia ci faranno da compagni in questa lunga tappa dal sapore alpino. Se fossimo in una corsa ciclistica sarebbe La Tappa che decide la corsa, infatti ci aspettano mille e cinquecento metri di dislivello di salita.

Partiamo prestissimo perché saranno trenta i chilometri da percorrere e ci saranno degli strappetti da affrontare niente male. Siamo immersi nel verde, attraversiamo pinete spettacolari, incontriamo salamandre, raccogliamo funghi e ci conosciamo sempre più. Da perfetti sconosciuti ad amici ed ora pellegrini. Capiamo subito quanto sia magico il cammino e che sorprese porti con sé.  Dopo poco siamo nel vero “gran premio della montagna” del San Vili, siamo nel punto più panoramico sul Passo Daone mentre il cielo continua ad esser bello chiuso ed ogni tanto il vento porta con sé qualche timida goccia di pioggia. Ottocento metri di dislivello fatti, siamo ancora lontani dal traguardo ma siamo circondati da un paesaggio sempre più colorato con le più svariate sfumature di verde e man mano che scendiamo di quota il sole spunta e illumina il fitto sottobosco. Alle nostre spalle si scatena un nuovo temporale che però decide di graziarci mentre risaliamo per raggiungere Iron, un vero gioiello di architettura che sembra veramente esser isolato dal mondo. Ci fermeremmo volentieri qui a lungo ma dobbiamo continuare perché Stenico, la nostra meta, ci sta aspettando. Questo paese, scenograficamente parlando è splendido e risalendo verso il “Bosco Arte Stenico” ci troviamo di fronte una cartolina reale con il castello che domina la valle, il tramonto ed un silenzio surreale che ci accompagna tra le più svariate installazioni artistiche. Siamo costretti ad accendere le frontaline perché le riprese fotografiche ci hanno fatto “perdere” un po’ di tempo. Che poi perdere, in base a chi, a cosa si può definire di aver perso. Il cammino ci sta facendo capire quanto sia importante l’andar lenti, l’entrare in simbiosi con il paesaggio circostante e quindi se arriviamo un po’ lunghi va bene uguale per noi. Se fatto con l’orologio al polso non è più un cammino e lo stress rovinerebbe la magica atmosfera che stiam portando con noi.

Ci lasciamo alle spalle l’abitato per raggiungere la nostra tappa serale, Seo. Qui siamo ospiti del B&B La Lanterna. Senza dubbio si rivelerà una delle perle indiscusse dell’intero viaggio. Ci sentiamo a casa. Una cena con i fiocchi, coccolati con polenta, formaggi, camoscio e per finire la grappa.

Floro e sua moglie ci sanno fare, sono due persone meravigliose, uniche e dopo tutti questi chilometri, questi sali e scendi sono un vero toccasana per il morale. Grazie.

Cielo sereno, aria frizzante e una colazione perfetta con tanto di torta appena sfornata.

Il buongiorno è servito. Il morale è alle stelle quando lasciamo l’abitato di Seo e ci dirigiamo verso Tavodo tra campi di lavanda e viste dolomitiche per proseguire ancora verso Moline.

Qui ci fermiamo stupiti, increduli perché sembra di essere finiti in Toscana, in un borgo dell’entroterra toscano o provenzale. Il ponte che attraversa il fiume, i colori delle case, i fiori e quel silenzio che ti entra dentro e fa capire quanto siamo piccoli ed è proprio questo aspetto che stiamo capendo passo dopo passo. La nostra compagna di viaggio, Francesca, è un’esperta di cammini e ci racconta le sue esperienze, le sue avventure e ci fa stare bene perché c’è un mondo da imparare da lei. Stupendo. Lei ci dà morale nei momenti di stanchezza, ci fa viaggiare con la mente e ci rallegra. E’ una ragazza incredibile, un’Amica che diventa quasi una sorella chilometro dopo chilometro.

E così superiamo questo paesino isolato dove si respira aria d’altri tempi e mentre costeggiamo la forra, il precipizio alla nostra destra Simone sente qualcosa che non va. Si toglie lo scarponcino, ed ecco la prima vescica del pellegrino. Un ago, un filo e si riparte. Superiamo la chiesetta di San Vigilio da cui possiamo osservare tutto il percorso fatto in mattinata e ci mettiamo a leggere il diario dei pellegrini mentre si avvicina velocemente il tramonto. Siamo ancora lontani dall’abitato di Mangone, accendiamo le frontaline ed affrontiamo un passaggio decisamente esposto, non dei più belli da fare di notte mentre d’innanzi a noi eccolo, il Lago di Garda. Svoltiamo nel boschetto e spunta una torcia, che pian piano di viene incontro. E’ il proprietario dell’affitacamere “Enjoy the Silence” che ci stava aspettando da qualche oretta. Ehhhmmm anche stasera siamo decisamente in ritardo ma che ci volete fare siam fatti così… il cammino, la lentezza, i momenti di riflessione stanno prendendo piede dentro di noi e non guardiamo più l’ora.

Ci sistemiamo, accendiamo il caminetto, cuciniamo e ci godiamo un bel bicchiere di vino mentre sistemiamo l’attrezzatura fotografica, controlliamo i social e poi andiamo a dormire, cotti come non mai ma con la testa già a Trento.

Cielo infuocato, paese addormentato e tre pellegrini già in cammino. Inizia l’ultima giornata sul San Vili. Anche quest’oggi il cielo sereno non vuole farci compagnia e come sempre si copre. Rispetto a Campiglio fa decisamente più caldo. I chilometri si sommano e lasciamo alle nostre spalle il Garda avvicinandoci ai laghi di Lamar. Nei boschetti che attraversiamo troviamo alcune tracce dell’orso proprio sul sentiero ma purtroppo non riusciamo a vederlo e per noi, fieri sostenitori, è un vero peccato. La voglia di arrivare al traguardo è tanta come lo è la voglia di godersi ogni istante. Si è creata una famiglia in questo viaggio e mentre il sole lentamente scende e scompare dietro un tappeto di nuvole grigie, ci rendiamo conto di esser ancora lontani dal duomo di Trento. Proviamo a forzare il ritmo ma finiamo in un punto decisamente esposto, in discesa a picco sulla vallata sottostante. Ci fermiamo e proseguiamo con calma. Il passaggio più difficile del cammino è superato, iniziamo l’avvicinamento visivo alla città che però, forse complice anche la stanchezza, sembra non avvicinarsi mai. E’ notte fonda, il silenzio e la pace della montagna lasciano, minuto dopo minuto, spazio ai rumori della città, gli alberi alle case ed iniziamo ad incontrare via via sempre più persone. Eccoci, siamo sull’Adige ed intravediamo in lontananza il Duomo. Il terriccio, le pietre ora sono asfalto, le auto sfrecciano veloci mentre il nostro ritmo rallenta, si velocizza ma poi rallenta nuovamente.

Svoltiamo a sinistra, poi a destra, cento metri ed eccolo lì, davanti a noi a pochi metri: il Duomo di Trento. Fermo, immobile, impassibile mentre in noi c’è un caos di emozioni, stati d’animo indescrivibili.

Tantissimi ragazzi affollano i dehors con la loro camicia perfetta e lo spritz in mano. Noi, vestiti da montanari, stanchi, esausti ma pieni di vita e soprattutto ricchi dentro, ricchissimi come non mai prima d’ora. Ci guardiamo, ci abbracciamo, esultiamo. Ci sentiamo Vivi e felici.

Ordiniamo da mangiare una pizza, che ovviamente con lo spirito peregrino scegliamo di dividere assieme. Una bottiglia di un vino trentino. La gente ci guarda stranita, ci osserva e sorride.

Si conclude in questa piazza il nostro primo Cammino, il San Vili.

La felicità di avercela fatta con le nostre gambe, con i nostri zaini, con i nostri ritmi ma soprattutto aver capito quando sia bello camminare, quanto sia sempre più necessario vivere con lentezza, quasi al ritmo delle stagioni perché così facendo capisci veramente l’importanza delle piccole cose, della semplicità ma soprattutto della vita.

Grazie Francesca per essere stata una compagnia di viaggio indimenticabile.

Grazie Sara per aver creduto in Noi.

Grazie Cammino di San Vili per averci fatto capire quanto sia bello essere dei pellegrini.

 

“Non esiste una via verso la felicità.  La felicità è la via.”

[Buddha]

Sono le otto e mezza passate, abbiamo appena lasciato alle nostre spalle la Val Borbera e ci dirigiamo verso casa. Il sole è sempre più basso ed era da tempo che non lo vedevamo così arancione e a palla. Sarà la giornata trascorsa in mezzo alla natura che tutto ci sembra ancora più bello.

La musica cantautorale italiana in sottofondo mentre chiacchieriamo, ripensiamo a questa domenica appena trascorsa letteralmente fuori dall’ordinario, così bella. E’ stata una bellissima giornata.

Sopra di noi il cielo che questa sera ci fa sentire piccoli, ancora di più dopo una domenica così trascorsa a parlare, a sognare a vivere.

È stata una sana, pura, necessaria boccata d’ossigeno soprattutto dopo l’ultimo periodo ed ora ci ritroviamo più carichi che mai mentre il paesaggio scorre velocemente oltre il finestrino.

Possiamo dire senza alcun problema che Maurizio e Martina sono autentica ispirazione per noi, sono VITA allo stato puro.

Vi starete chiedendo ma chi sono questi due?

Ecco loro sono i proprietari di Cascina Barbàn. Ci troviamo nel cuore della Val Borbera, a cavallo tra l’alessandrino e la vicinissima Liguria. Ci vuole molto coraggio a prendere una decisione di vita come la loro ma non appena arrivi da loro capisci che hanno vinto, sì avete letto bene hanno vinto. Dal primo saluto siamo stati travolti da un’energia positiva, fresca, stupenda.

Incontriamo subito Maurizio che sta facendo la legna e si vede proprio “l’infinito nel sorriso di un Amico” che vive realizzando quotidianamente i propri sogni.

Dal primo istante capiamo subito che umiltà e semplicità qui sono di casa e i traguardi che stanno tagliando sono la dimostrazione che con impegno, passione e volontà si può ancora andare lontani.

Qui si respira. Qui si vive. Qui ci si sente veramente liberi e capiamo subito che è tutto merito di loro due, di Martina e Maurizio.

Non c’è davvero niente di più bello.

Una ricerca quasi maniacale della perfezione con uno sguardo attentissimo verso la natura. Uno studio approfondito del territorio e della tradizione che ha permesso in questi anni a Martina e Maurizio di produrre un vino sempre più di qualità, tutto biologico e dal sapore incredibile.

Stanno seguendo la loro visione, stanno mettendo in piedi le loro idee e camminando nei dintorni della cascina si vede che ci mettono il cuore in quello che fanno e lo si percepisce anche percorrendo i tornanti che portano alla piccola frazione di Figino.

Tutto qui è vita e ce lo conferma la natura che è veramente rigogliosa.

Asini, galline, gatti, anatre, vitigni e piante secolari fanno da cornice a tanta meraviglia.

Vivere qui vuol dire crescere in una realtà quasi parallela.

I rumori dell’uomo praticamente non ci sono, si vive in piena simbiosi con la terra, con le piante, con la natura. Le nuvole che corrono veloci nella lontana pianura sembrano apprezzare pure loro la bellezza del posto tanto da fermarsi ad osservare dall’alto la perfezione che, questi due ragazzi in compagnia di alcuni amici, stanno mettendo in piedi giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Dicevamo all’inizio, che sono stati di grane ispirazione per noi.

Eccome se lo sono perché ci hanno dato conferma che i sogni sono fatti per essere realizzati, che esistono ancora i veri valori, che l’amicizia viene prima di tutto e deve correre sullo stesso livello del rispetto verso la natura.

Ci hanno fatto capire che con la costanza, con la passione e la volontà si può veramente far rinascere, ovviamente con il suo tempo, un territorio che troppe volte è stato dimenticato e bistrattato come l’Appennino.

Lontani dalla frenesia malata delle grandi città, lontani dall’ossessione del mondo virtuale qui sta crescendo una comunità, una grande famiglia. E’ stupendo vedere come si aiutino a vicenda, come ci si voglia bene e così il tempo sembra scorrere ad una velocità diversa, letteralmente al ritmo delle stagioni portando con sé un vento di freschezza, di essenzialità. Ahhh che bella questa parola, a noi tanto cara battendoci sempre più contro apparenze e vanità. No, qui regna l’essenzialità. Stupendo.

Potremmo ancora andare avanti per ore a scrivere e raccontarvi di loro, di questa realtà stupenda ma poi vi toglieremmo tutta la curiosità ed invece vogliamo invitarvi a conoscerli.

Noi vogliamo aggiungere un’ultima cosa: GRAZIE veramente GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE. Perché siete stati stupendi e ci avete trasmesso tantissimo in poche ore, nonché fatto capire che nulla è irraggiungibile se lo vogliamo per davvero.

CASCINA BARBÀN, Val Borbera… sinonimo di VITA.

Tutta da vivere, da scoprire, da amare.

 

IDUEVAGAMONDI

03.01

La sveglia suona, apriamo gli occhi e non sentiamo più la pioggia picchiettare sul velux.

Guardiamo fuori dalla finestra e una timida luna risplende in cielo.

Caffè al volo, zaino in spalle e si esce di casa.

Una, due, tre, quattro… sono le auto che incontriamo lungo il tragitto che ci porta in Valle Varaita. Qualcuno in piedi come noi per lavorare o forse qualche nottambulo chi lo sa. Si oltrepassa il fiume Varaita, svolta a sinistra e iniziamo la salita che ci porterà al santuario di Valmala.

Nonostante sia prestissimo non siamo gli unici a percorrere i tornanti che ci portano all’inizio dell’escursione. Curva a destra ed ecco due bei tassi, rigorosamente in fila indiana stanno risalendo la strada verso l’abitato di Valmala mentre un cagnolino ci corre incontro abbaiando come non mai.

Mancano una decina di minuti alle 4 quando parcheggiamo l’auto.

Questo è uno dei momenti più belli in assoluto, quando ti volti indietro e vedi la pianura così lontana mentre tu sei lì, sui monti.

Frontale accesa, scarponcini ai piedi e si parte mentre la luna gioca a nascondino con le nuvole che corrono veloci.

E’ la prima volta che proviamo questa sensazione strana, surreale. Nessun suono se non quello dei passi sul terreno. Noi e la notte. Tutto dorme e tace.

La salita è veloce, facile. Uno strappetto iniziale e siam già in cresta. A sinistra la Valle Varaita, a destra la Maira e davanti a noi tutta la pianura cuneese.

Come per la vista anche l’atmosfera è un divenire continuo, a tratti è completamente sereno ma pochi secondi dopo siamo dentro la nebbia.

Mentre ci avviciniamo alla croce di vetta le prime luci dell’alba si intravedono ed iniziano ad apparire i profili delle montagne. Ecco il Monviso alla nostra sinistra, l’Argentera quasi alle spalle.

La voglia di arrivare velocemente su è tanta e proviamo ad aumentare il passo ma siam costretti a fermarci subito perché, poco oltre il boschetto iniziale, d’innanzi a noi si presenta uno spettacolo indescrivibile: la pianura è immersa nelle nuvole regalando giochi di luce continui.

Il cielo si fa sempre più blu sopra le nostre teste, arancio sui paesi ed il bianco dell’abbondante nevicata del giorno prima sulle montagne più alte.

É tempo prima di godersi il panorama e quindi di fare le foto.

Sono da poco passate le cinque quando iniziamo a scattare.

Finalmente è arrivato il giorno tanto atteso: possiamo provare il 200-500mm e le premesse per degli scatti incredibili ci sono tutte. Eccitazione, caos, felicità… non sappiamo cosa fare prima, non sappiamo da dove iniziare: timelapse, foto, video, dronate. Calma, proviamo a ripeterci ma niente da fare. È tutto tremendamente perfetto. Una cartolina in tempo reale, continuo mutamento di bellezza e perfezione. Ogni attimo perso ci sembra un sacrilegio.

Da quassù il caos ed i problemi sembrano ancora più lontani, laggiù dove la maggior parte delle persone ancora dormono. Ogni cattivo pensiero è là, sotto i nostri piedi mentre noi siamo qui, unici spettatori privilegiati di tanta meraviglia.

Click.

Click.

Ancora un altro click.

Le foto si accumulano sulle memorie e le emozioni dentro i nostri cuori.

Sono le 06.06 e Madre Natura decide di metter in scena lo spettacolo.

Tutto intorno a noi si colora di rosso, il sole sbuca fuori, oltrepassa la coperta di nuvole che avvolge la pianura e dà il buongiorno nel miglior modo possibile.

Non sappiamo cosa fare prima tanto siamo felici. Le macchine fotografiche scattano, il drone ora vola e riprende le nuvole danzare.

Armonia allo stato puro in ogni direzione, in ogni istante.

Ci fermiamo a fare colazione, le nuvole si rincorrono e coprono a tratti il sole.

Sogniamo ad occhi aperti.

Poi quel rumore strano.

Uno sguardo verso la croce, il treppiede con l’obiettivo nuovo a terra.

P a n i c o .

Ma no! Com’è possibile? Dai non può essere… sconforto, tristezza, dispiacere.

Stop. Fermi, immobili. Entra in funzione quella nuova parte di noi, quella “quantica”, ed iniziamo a cercare immediatamente una soluzione, una spiegazione.

Proviamo a resistere, a trovare il positivo ma siamo essere umani e ci fermiamo.

É bastata una frazione di secondo per farci passare dal paradiso allo sconforto emozionale.

Come un segno: il sole torna a splendere, le nuvole corrono di fronte a noi nascondendo a tratti la pianura a tratti la montagna e quell’armonia unica, magica, indescrivibile torna velocemente ad esser parte del nostro essere.

Urlare, arrabbiare, piangere. No non serve a niente. Il passato non si può modificare.

Basta.

Ci godiamo ogni istante perchè ne abbiam bisogno e ritorniamo a far foto e video finché la croce, complice un imminente arrivo di un fronte pertubato, non decide di scomparire definitivamente nella nebbia e decidiamo così di scendere verso la macchina. La discesa è un’altalena continua di emozioni spesso contrastanti ma bisogna già andare oltre e continuare a vivere, ad essere spensierati con la voglia di ritornare ad ammirare una nuova alba, al più presto, per recuperare quegli attimi persi che ci mancano già come l’ossigeno.

Neanche a farlo apposta, poche ore dopo, mentre l’attrezzatura è in viaggio verso la riparazione l’amico ed esperto di meteorologia, Flavio di MeteoPinerolo, ci comunica che tra due giorni ci saranno nuovamente condizioni molto simili.

Non ce lo facciamo dire due volte, anzi puntiamo la sveglia ancora prima.

Ore 02.01, due giorni dopo.

Suona la sveglia, fuori c’è una nebbia fittissima che sembra novembre inoltrato ma ci crediamo, eccome se ci crediamo. Caffè al volo, zaino pronto dalla sera prima e si torna su in Valle Varaita.

Sarà l’orario anticipato rispetto a due giorni fa ma non c’è anima viva in giro, solamente un camioncino incrociamo lungo l’intero percorso.

C’è ancora più silenzio dell’altra volta.

Alle tre siamo già sul sentiero che porta alla croce del San Bernardo.

Le condizioni meteo, al momento, sono decisamente diverse. Una miriade di stelle sopra di noi ed il muro di nubi basse a chilometri di distanza verso il nord della pianura, direzione Torino.

Nessuna sosta video, foto.

Si sale decisamente più veloci e in poco tempo siamo in vetta. Una stella cadente solca il cielo in direzione Chersogno mentre le nuvole lentamente si avvicinano a noi.

Ecco la perfezione che avevo lasciato la scorsa volta ripresentarsi puntuale come non mai.

Fa decisamente più freddo mentre con trepida attesa attendiamo quel momento magico, quell’istante dove si vedono avanzare tonalità più calde ed armoniose da est che rischiarano il paesaggio.

Un mare di nuvole si sta avvicinando da ovest, un muro di nuvole basse arriva da nord mente il Monviso ed inseguito l’Argentera si tingono prima di rosa e poi di arancio.

Spettatori silenziosi di un nuovo spettacolo. Il sole sorge mentre le nuvole corrono, si modellano, si dissolvono e rinascono proprio di fronte a noi.

L’atmosfera è decisamente più umida stamani, il termometro segnava quattro gradi mentre salivamo e dobbiamo ammettere che si sentono tutti.

Giusto il tempo di godersi questi colori, quelle emozioni che madre natura decide di tirare giù il sipario quasi a custodire, solo per noi, tanta bellezza.

Eccoci completamente immersi nel bianco, abbracciati dalle nuvole e baciati dalla nebbiolina.

Decidiamo allora di sospendere tutte le riprese, fare colazione.

Assaporiamo questa strana sensazione come una rinascita ed iniziamo a passeggiare prima nei dintorni della croce e poi fin verso la macchina.

Alla fine raccogliamo un sacco intero tra lattine, bottiglie, plastiche e cartacce. Il dispiacere è forte ma è pareggiato dal senso di benessere che ci pervade ogni volta al termine della pulizia.

E’ bello poter contribuire in prima persona per un futuro migliore. Davvero bello. E continueremo a farlo perché tutto questo ci fa veramente stare bene

Proprio mentre risaliamo in auto, l’orologio segna le 9 del mattino e ripartiamo verso casa.

Due albe, due differenti finali o forse simili sotto un certo punto di vista ma un’unica grande certezza: NOI AMIAMO FOLLEMENTE LA MONTAGNA.

IDUEVAGAMONDI

Oggi è il 6 maggio, sono passati quasi 60 giorni dalla nostra ultima uscita.

Come ogni mattina ci aspettano i soliti rituali: i 5 tibetani, meditazione, colazione e poi accendiamo il telefono per connetterci con il resto del mondo.

Sono le 8 e mezza. Lo sappiamo che è un po’ tardi come orario soprattutto se si vuole andare in montagna a camminare ma abbiamo deciso di prenderci il nostro tempo anche in questa ripresa e continueremo a farlo ancora per molto tempo lottando contro la frenesia moderna.

Ritornare a vivere a ritmo lento, ripartire dal basso per raggiungere i nostri sogni. Già proprio quei sogni che ci tengono anche svegli di notte per capire come poterli realizzare nel minor tempo possibile. Il cuore batte forte, gli zaini sono pronti sul divano già da ieri sera, l’attrezzatura carica.

È un miscuglio assoluto di eccitazione e tensione, felicità ed al tempo stesso malinconia. Sappiamo benissimo che per molti sembrerà strano ma a noi questa quarantena forzata, è veramente volata e ci ha fatto crescere sono diversi punti di vista. Ma questa è un’altra storia.

Usciamo di casa, lasciamo il nostro “mondo alternativo” alle spalle e saliamo in auto destinazione Valle Stura. Dopo quasi otto settimane di tuta ed infradito gli scarponcini tornano a calzare i piedi, la macchina per fortuna si mette in moto senza alcun problema ed i paesaggi tornano a scorrere al nostro fianco mentre i chilometri che per mesi ci dividevano dalle montagne diventano sempre meno.

Castelletto Stura, Cuneo, Vignolo e siamo nuovamente in pista, siamo finalmente in montagna. Il cielo è di un blu indescrivibile, la vegetazione avanti di settimane rispetto al periodo e fa caldo, troppo caldo per essere inizio maggio. Le montagne si spalancano davanti a noi, la neve prova a resistere oltre i duemila metri dopo un inverno avaro di precipitazioni. Come c’era da immaginarselo la natura è andata avanti, non ci ha aspettato. Questa cosa ci fa stare bene, vedere l’uomo fermo, passivo mentre il resto evolve è stata per noi un’autentica e stupenda vittoria.

La strada continua a salire mentre superiamo Valloriate e ci addentriamo nel bosco. Uno scoiattolo gioca allegramente mentre i raggi del sole filtrano ed illuminano il sottobosco. Parcheggiamo la macchina, respiriamo a pieni polmoni e di fronte a noi con la sua leggera coperta di neve, ecco il Gèlas.

Lo sguardo spazia a cento ottanta gradi: la pianura, la Bisalta, il Clapier, la Maledia, Argentera, Matto e così via. Tutt’intorno a noi regna il suono della montagna, semplicità ed essenzialità.

Come c’era da aspettarselo ci siamo solamente noi.

Siamo liberi. Ma che poi se ci pensiamo bene, siamo liberi da cosa? Da chi? Da noi? Dagli altri? Come dice Osho, in uno dei suoi libri, se non siamo in grado di stare da soli, nella solitudine questo vuol dire che c’è qualcosa che non va in noi. E noi nella solitudine stiamo benissimo.

In questo lungo periodo non abbiamo sentito la mancanza della società ma bensì di camminare in montagna, nei boschi, abbracciare gli alberi, coricarsi sull’erba ed ascoltare madre natura. Sì, questo ci è veramente mancato tantissimo, come l’aria di montagna, quella cruda che ti entra dentro e ti fa sentire vivo.

Oggi è un giorno zero per noi. Si ricomincia dal punto dove ci eravamo fermati. Da una zona per noi speciale ed abbiamo deciso che lo faremo in modo diverso: realizzeremo, sempre che ne siamo in grado eheh, il nostro primo vlog per il canale youtube.

Proviamo ad entrare in un mondo che per anni ci è sembrato lontanissimo da noi ma che abbiamo poi scoperto essere invece alla nostra portata. Troppe volte ci nascondiamo dietro a scuse, spesso inutili, che poi non sono altro che giustificazioni inventate provenienti più da paure interiori che dalla realtà.

E questo ragionamento, queste riflessioni, questo capire i limiti mentali che ognuno di noi si crea lo abbiamo compreso ancora di più in questo periodo di “isolamento”. È ora di aprire gli occhi e vivere senza paura. Vivere.

Eccoci qui, con i nostri quindici chili di attrezzatura sulle spalle ed una macchina fotografica rivolta verso di noi mentre percorriamo un sentiero che porta verso Paraloup ma anche sul Monte Tajarè.

Sono quasi seicento metri di dislivello tra faggi, betulle, castagni circondati dalle montagne, dal silenzio e lontano da tutto, da tutti.

Il sole splende alto in cielo mentre i primi cumuli iniziano a farsi vedere, lentamente crescono, si spostano trascinati da miti correnti occidentali mentre noi risaliamo il pendio e ci avviciniamo alla vetta. Siamo visibilmente emozionati e felici come non mai. Niente di più bello che essere quassù nel giorno più importante di sempre: la rinascita.

 

Energia. Positività. Vita.

Arriviamo in vetta e salutiamo tre ragazze che hanno scelto, come noi, questa montagna per ricominciare. Ci allontaniamo per restare ancor più da soli.

Le nuvole nel frattempo continuano la loro battaglia con il sole e si impossessano velocemente del cielo: le montagne si incappucciano. È un continuo gioco di luce ed ombra, ombre e luci mentre noi, in rigoroso silenzio, cerchiamo dopo mesi di entrare nuovamente in simbiosi con la natura. Puro Amore.

La pianura sembra così lontana, i problemi della società moderna dai monti neanche si percepiscono e tutto scorre, tutto va avanti come niente fosse, incuranti dei danni che là, in basso, gli altri stanno realizzando giorno dopo giorno.

Vorremmo veramente imparare dalla montagna ad esser così pazienti e fermi. Dovremmo imparare da loro ad essere così cauti di fronte al disordine, al caos ed alle ingiustizie che abbiamo di fronte in ogni istante. Si vivrebbe sicuramente meglio. Ne siamo certi.

Le ore corrono via, le nuvole invece si fermano e sono sempre più scure. Il vento aumenta e porta con sé i primi tuoni della stagione mentre noi continuiamo il nostro percorso.

Fa effetto attraversare la borgata di Paraloup e ritrovarla così silenziosa e deserta, tutto chiuso, tutto fermo. Solitudine. Ci fermiamo e cerchiamo di goderci ogni attimo di questo periodo così surreale e poi ripartiamo.

Un quadrifoglio, un pentafoglio e addirittura un esafoglio lungo il sentiero.

Sarà un segno? Chi lo sa…

Un capriolo attraversa il sentiero mentre il cielo oltre i faggi brontola sempre di più. Raggiungiamo un prato ricoperto di un tappeto di fiori coloratissimi che danzano sospinti dal vento mentre la pioggia scivola via, verso sud e ci permette di rilassarci respirando il profumo della montagna. Un sogno ad occhi aperti, in questa parte di cuneese che amiamo tantissimo e che speriamo possa diventare presto casa.

Si chiude qui una nuova giornata. Finisce così la prima pagina del nostro nuovo libro.

Si apre così un nuovo mondo, una nuova vita volta sempre più a valorizzare la montagna e rispettare la natura.

 

Quello che verrà lo scopriremo assieme ma come dice un vecchio detto Walser:

Finchè esisteranno le Alpi, da esse scenderà il soffio della libertà.”

 

 

Questo è il nostro racconto, il nostro primo IDVlog di sempre e speriamo possa farvi provare, vivere le nostre emozioni.

iduevagamondi

Video realizzato con Nikon D5, Nikon Z7 e D7500 + Drone Mavic Pro 2 e filtri PolarPro

Ormai sono quasi due mesi che non accendiamo la televisione e cerchiamo, da casa, di goderci lo spettacolo quotidiano di madre natura. Abbiamo trovato il miglior programma televisivo della quarantena. Da due giorni si è ripartiti, noi al momento abbiam scelto di non forzare e di continuare ancora per un po’ di giorni continuando a lavorare da casa. Nelle scorse settimane abbiamo studiato un po’ di teoria della fotografia e stiam sperimentando i timelapse. 

Sinceramente non pensavamo ci fosse un mondo così grande dietro questo settore.

Ecco il nostro primo TimeLapse di sempre direttamente dalla finestra di casa, un tramonto ricco di energia che non fa altro che aumentare il nostro amore smisurato verso questa terra, la provincia di Cuneo e che ci fa capire ancora di più quante potenzialità abbia questa remota parte del Piemonte.

Ecco qui il nostro primo timelapse.

 

AMA LA TUA TERRA

E

TROVERAI LA FELICITA’

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Presi forse dalla nostalgia o forse come ci piace sempre dire “eterni sognatori” abbiamo rieditato questi video del 2018 riguardante il comprensorio sciistico di Lurisia – Monte Pigna. Una piccola ma meravigliosa perla delle Alpi del cuneese tra Mondovì e Cuneo.

Anche se la stagione della neve è ormai passata ci è venuta voglia, dato il periodo che stiamo vivendo, di risistemare vecchi lavori invernali perché come scrive Righetti: “dovremmo fare anche noi come l’inverno, e prima di agire e parlare prenderci un tempo silenzioso per meglio capire, pensare e meditare. Allora forse le nostre azioni e le nostre parole sarebbero migliori.”

 

Questo è il nostro augurio per ognuno di voi, per ogni attività e per tutti coloro che continua a sognare. Impariamo a valorizzare tutta la montagna, non solamente quella già turistica perché così facendo sì riuscirà, e noi ci crediamo moltissimo!, a ripopolare le vallate. E che questo 2020 possa regalare al più presto gioia e serenità perché ciò che conta per davvero, è il coraggio di andare avanti proprio come disse Winston Churchill.

Era esattamente domenica 5 aprile quando all’improvviso vibra il cellulare. Un audio del nostro amico Luca su whatsapp illumina prepotentemente un grigio e mite pomeriggio di primavera.

Luca Galfrè, è uno dei gestori di Paraloup, ha scelto di trascorrere la quarantena in isolamento nel suo rifugio in Valle Stura di Demonte, proprio nel cuore alpino della provincia di Cuneo, lontano da tutto e tutti ma in compagnia della sua grande “amica”, la montagna.

Sì può proprio dire che tutto sia nato da un messaggio, che tutto sia nato per caso e forse è questo a renderlo ancora più vero ed autentico.

Al primo ascolto ci siamo subito commossi. Quelle parole ci hanno immediatamente toccato dentro, come fossero nostre… le abbiamo ascoltate e riascoltate ed ecco l’idea di montare un video che potesse ulteriormente valorizzare quei “liberi pensieri”.

Potevamo utilizzare riprese girate nei mesi addietro in giro per il mondo ma, invece, abbiamo deciso di seguire il cuore ed utilizzare solamente quelle realizzate sulle Alpi italiane perchè crediamo molto nella bellezza della nostra terra.

All’interno del video ci sono immagini prodotte negli ultimi 8 mesi tra, la nostra provincia di Cuneo (Valle Gesso, Varaita e Stura) ed il Trentino (Val Rendena, Val di Fassa e Passo Rolle).

Dopo aver ascoltato le sue parole non potevamo rimanere indifferenti, del resto come dice Lui: “La montagna è concretezza non parole al vento.”

testo: Luca Galfrè

Riprese video e montaggio: iduevagamondi – Romina Manassero e Simone Mondino

 

Avete voglia di sognare ad occhi aperti?

Avete voglia di vivere un’esperienza unica indipendentemente che ci sia la miglior stellata del secolo o meno?

Avete voglia di sentirvi speciali per una notte?

Avete voglia di emozionarvi?

Avete voglia di…

Ecco appunto… se avete risposto affermativamente a tutte quelle domande allora Voi avete voglia di STARSBOX.

E che diamine sarebbero queste starresbocse… una figata pazzesca.

Un progetto nato in provincia di Cuneo dall’idea di Lara e Fabio, due giovani architetti di Garessio, in Valle Tanaro.

Il progetto che potrebbe esser riassunto così: “StarsBOX è una fiaba che dura una notte intera, un esercizio creativo di semplice e infantile genuinità.” è in realtà tutto quello che uno possa volere in questo periodo: positività, bellezza, freschezza ed unicità al tempo stesso.

Avrete solamente un obbligo che diventerà il vostro motto durante l’intera esperienza: “LOOK UP”.  Guarda in alto.

Ed è proprio questo quello vi invitano a fare Fabio e Lara: “il nostro auspicio è guardare in alto, oltre e in modo diverso a ciò che ci sta intorno, sotto e sopra.”

Ed è stato proprio così anche per noi dalla prima volta… diventerà subito, immediatamente il vostro motto che vi porterete via con voi dopo aver dormito una notte nelle Starsbox. E poi diciamolo chi ha mai voluto frenare la fantasia o chi ha mai voluto smettere di sognare?  Riconnettiamoci con la natura e rispettiamola… uno dei modi per farlo è con queste “scatole di stelle”. Provare per credere.

E che la costellazione StarsBox possa diffondersi sempre più e raggiungere più persone possibili… perchè è giusto, è un obbligo essere FELICI e sentirsi SPECIALI ogni giorno dell’anno.

Se vi interessa avere maggiori informazioni sull’intero progetto ecco qui il sito: https://www.starsbox.it mentre se foste interessati alla location che vedete nella gallery che segue… beh è talmente bella che abbiam deciso di non dirvelo. Ovviamente scherziamo…!

Qui siamo presso il Rifugio Mongioie, in alta Valle Tanaro ed il gestore è stato il primo a credere fortemente in questo progetto. Noi te lo diciamo perchè te lo meriti: sei un grande Silvano! www.rifugiomongioie.com

 

 

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