San Bernardo: albe, nuvole, pensieri e…

03.01

La sveglia suona, apriamo gli occhi e non sentiamo più la pioggia picchiettare sul velux.

Guardiamo fuori dalla finestra e una timida luna risplende in cielo.

Caffè al volo, zaino in spalle e si esce di casa.

Una, due, tre, quattro… sono le auto che incontriamo lungo il tragitto che ci porta in Valle Varaita. Qualcuno in piedi come noi per lavorare o forse qualche nottambulo chi lo sa. Si oltrepassa il fiume Varaita, svolta a sinistra e iniziamo la salita che ci porterà al santuario di Valmala.

Nonostante sia prestissimo non siamo gli unici a percorrere i tornanti che ci portano all’inizio dell’escursione. Curva a destra ed ecco due bei tassi, rigorosamente in fila indiana stanno risalendo la strada verso l’abitato di Valmala mentre un cagnolino ci corre incontro abbaiando come non mai.

Mancano una decina di minuti alle 4 quando parcheggiamo l’auto.

Questo è uno dei momenti più belli in assoluto, quando ti volti indietro e vedi la pianura così lontana mentre tu sei lì, sui monti.

Frontale accesa, scarponcini ai piedi e si parte mentre la luna gioca a nascondino con le nuvole che corrono veloci.

E’ la prima volta che proviamo questa sensazione strana, surreale. Nessun suono se non quello dei passi sul terreno. Noi e la notte. Tutto dorme e tace.

La salita è veloce, facile. Uno strappetto iniziale e siam già in cresta. A sinistra la Valle Varaita, a destra la Maira e davanti a noi tutta la pianura cuneese.

Come per la vista anche l’atmosfera è un divenire continuo, a tratti è completamente sereno ma pochi secondi dopo siamo dentro la nebbia.

Mentre ci avviciniamo alla croce di vetta le prime luci dell’alba si intravedono ed iniziano ad apparire i profili delle montagne. Ecco il Monviso alla nostra sinistra, l’Argentera quasi alle spalle.

La voglia di arrivare velocemente su è tanta e proviamo ad aumentare il passo ma siam costretti a fermarci subito perché, poco oltre il boschetto iniziale, d’innanzi a noi si presenta uno spettacolo indescrivibile: la pianura è immersa nelle nuvole regalando giochi di luce continui.

Il cielo si fa sempre più blu sopra le nostre teste, arancio sui paesi ed il bianco dell’abbondante nevicata del giorno prima sulle montagne più alte.

É tempo prima di godersi il panorama e quindi di fare le foto.

Sono da poco passate le cinque quando iniziamo a scattare.

Finalmente è arrivato il giorno tanto atteso: possiamo provare il 200-500mm e le premesse per degli scatti incredibili ci sono tutte. Eccitazione, caos, felicità… non sappiamo cosa fare prima, non sappiamo da dove iniziare: timelapse, foto, video, dronate. Calma, proviamo a ripeterci ma niente da fare. È tutto tremendamente perfetto. Una cartolina in tempo reale, continuo mutamento di bellezza e perfezione. Ogni attimo perso ci sembra un sacrilegio.

Da quassù il caos ed i problemi sembrano ancora più lontani, laggiù dove la maggior parte delle persone ancora dormono. Ogni cattivo pensiero è là, sotto i nostri piedi mentre noi siamo qui, unici spettatori privilegiati di tanta meraviglia.

Click.

Click.

Ancora un altro click.

Le foto si accumulano sulle memorie e le emozioni dentro i nostri cuori.

Sono le 06.06 e Madre Natura decide di metter in scena lo spettacolo.

Tutto intorno a noi si colora di rosso, il sole sbuca fuori, oltrepassa la coperta di nuvole che avvolge la pianura e dà il buongiorno nel miglior modo possibile.

Non sappiamo cosa fare prima tanto siamo felici. Le macchine fotografiche scattano, il drone ora vola e riprende le nuvole danzare.

Armonia allo stato puro in ogni direzione, in ogni istante.

Ci fermiamo a fare colazione, le nuvole si rincorrono e coprono a tratti il sole.

Sogniamo ad occhi aperti.

Poi quel rumore strano.

Uno sguardo verso la croce, il treppiede con l’obiettivo nuovo a terra.

P a n i c o .

Ma no! Com’è possibile? Dai non può essere… sconforto, tristezza, dispiacere.

Stop. Fermi, immobili. Entra in funzione quella nuova parte di noi, quella “quantica”, ed iniziamo a cercare immediatamente una soluzione, una spiegazione.

Proviamo a resistere, a trovare il positivo ma siamo essere umani e ci fermiamo.

É bastata una frazione di secondo per farci passare dal paradiso allo sconforto emozionale.

Come un segno: il sole torna a splendere, le nuvole corrono di fronte a noi nascondendo a tratti la pianura a tratti la montagna e quell’armonia unica, magica, indescrivibile torna velocemente ad esser parte del nostro essere.

Urlare, arrabbiare, piangere. No non serve a niente. Il passato non si può modificare.

Basta.

Ci godiamo ogni istante perchè ne abbiam bisogno e ritorniamo a far foto e video finché la croce, complice un imminente arrivo di un fronte pertubato, non decide di scomparire definitivamente nella nebbia e decidiamo così di scendere verso la macchina. La discesa è un’altalena continua di emozioni spesso contrastanti ma bisogna già andare oltre e continuare a vivere, ad essere spensierati con la voglia di ritornare ad ammirare una nuova alba, al più presto, per recuperare quegli attimi persi che ci mancano già come l’ossigeno.

Neanche a farlo apposta, poche ore dopo, mentre l’attrezzatura è in viaggio verso la riparazione l’amico ed esperto di meteorologia, Flavio di MeteoPinerolo, ci comunica che tra due giorni ci saranno nuovamente condizioni molto simili.

Non ce lo facciamo dire due volte, anzi puntiamo la sveglia ancora prima.

Ore 02.01, due giorni dopo.

Suona la sveglia, fuori c’è una nebbia fittissima che sembra novembre inoltrato ma ci crediamo, eccome se ci crediamo. Caffè al volo, zaino pronto dalla sera prima e si torna su in Valle Varaita.

Sarà l’orario anticipato rispetto a due giorni fa ma non c’è anima viva in giro, solamente un camioncino incrociamo lungo l’intero percorso.

C’è ancora più silenzio dell’altra volta.

Alle tre siamo già sul sentiero che porta alla croce del San Bernardo.

Le condizioni meteo, al momento, sono decisamente diverse. Una miriade di stelle sopra di noi ed il muro di nubi basse a chilometri di distanza verso il nord della pianura, direzione Torino.

Nessuna sosta video, foto.

Si sale decisamente più veloci e in poco tempo siamo in vetta. Una stella cadente solca il cielo in direzione Chersogno mentre le nuvole lentamente si avvicinano a noi.

Ecco la perfezione che avevo lasciato la scorsa volta ripresentarsi puntuale come non mai.

Fa decisamente più freddo mentre con trepida attesa attendiamo quel momento magico, quell’istante dove si vedono avanzare tonalità più calde ed armoniose da est che rischiarano il paesaggio.

Un mare di nuvole si sta avvicinando da ovest, un muro di nuvole basse arriva da nord mente il Monviso ed inseguito l’Argentera si tingono prima di rosa e poi di arancio.

Spettatori silenziosi di un nuovo spettacolo. Il sole sorge mentre le nuvole corrono, si modellano, si dissolvono e rinascono proprio di fronte a noi.

L’atmosfera è decisamente più umida stamani, il termometro segnava quattro gradi mentre salivamo e dobbiamo ammettere che si sentono tutti.

Giusto il tempo di godersi questi colori, quelle emozioni che madre natura decide di tirare giù il sipario quasi a custodire, solo per noi, tanta bellezza.

Eccoci completamente immersi nel bianco, abbracciati dalle nuvole e baciati dalla nebbiolina.

Decidiamo allora di sospendere tutte le riprese, fare colazione.

Assaporiamo questa strana sensazione come una rinascita ed iniziamo a passeggiare prima nei dintorni della croce e poi fin verso la macchina.

Alla fine raccogliamo un sacco intero tra lattine, bottiglie, plastiche e cartacce. Il dispiacere è forte ma è pareggiato dal senso di benessere che ci pervade ogni volta al termine della pulizia.

E’ bello poter contribuire in prima persona per un futuro migliore. Davvero bello. E continueremo a farlo perché tutto questo ci fa veramente stare bene

Proprio mentre risaliamo in auto, l’orologio segna le 9 del mattino e ripartiamo verso casa.

Due albe, due differenti finali o forse simili sotto un certo punto di vista ma un’unica grande certezza: NOI AMIAMO FOLLEMENTE LA MONTAGNA.

IDUEVAGAMONDI

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