Monte Tajarè, Valle Stura

Oggi è il 6 maggio, sono passati quasi 60 giorni dalla nostra ultima uscita.

Come ogni mattina ci aspettano i soliti rituali: i 5 tibetani, meditazione, colazione e poi accendiamo il telefono per connetterci con il resto del mondo.

Sono le 8 e mezza. Lo sappiamo che è un po’ tardi come orario soprattutto se si vuole andare in montagna a camminare ma abbiamo deciso di prenderci il nostro tempo anche in questa ripresa e continueremo a farlo ancora per molto tempo lottando contro la frenesia moderna.

Ritornare a vivere a ritmo lento, ripartire dal basso per raggiungere i nostri sogni. Già proprio quei sogni che ci tengono anche svegli di notte per capire come poterli realizzare nel minor tempo possibile. Il cuore batte forte, gli zaini sono pronti sul divano già da ieri sera, l’attrezzatura carica.

È un miscuglio assoluto di eccitazione e tensione, felicità ed al tempo stesso malinconia. Sappiamo benissimo che per molti sembrerà strano ma a noi questa quarantena forzata, è veramente volata e ci ha fatto crescere sono diversi punti di vista. Ma questa è un’altra storia.

Usciamo di casa, lasciamo il nostro “mondo alternativo” alle spalle e saliamo in auto destinazione Valle Stura. Dopo quasi otto settimane di tuta ed infradito gli scarponcini tornano a calzare i piedi, la macchina per fortuna si mette in moto senza alcun problema ed i paesaggi tornano a scorrere al nostro fianco mentre i chilometri che per mesi ci dividevano dalle montagne diventano sempre meno.

Castelletto Stura, Cuneo, Vignolo e siamo nuovamente in pista, siamo finalmente in montagna. Il cielo è di un blu indescrivibile, la vegetazione avanti di settimane rispetto al periodo e fa caldo, troppo caldo per essere inizio maggio. Le montagne si spalancano davanti a noi, la neve prova a resistere oltre i duemila metri dopo un inverno avaro di precipitazioni. Come c’era da immaginarselo la natura è andata avanti, non ci ha aspettato. Questa cosa ci fa stare bene, vedere l’uomo fermo, passivo mentre il resto evolve è stata per noi un’autentica e stupenda vittoria.

La strada continua a salire mentre superiamo Valloriate e ci addentriamo nel bosco. Uno scoiattolo gioca allegramente mentre i raggi del sole filtrano ed illuminano il sottobosco. Parcheggiamo la macchina, respiriamo a pieni polmoni e di fronte a noi con la sua leggera coperta di neve, ecco il Gèlas.

Lo sguardo spazia a cento ottanta gradi: la pianura, la Bisalta, il Clapier, la Maledia, Argentera, Matto e così via. Tutt’intorno a noi regna il suono della montagna, semplicità ed essenzialità.

Come c’era da aspettarselo ci siamo solamente noi.

Siamo liberi. Ma che poi se ci pensiamo bene, siamo liberi da cosa? Da chi? Da noi? Dagli altri? Come dice Osho, in uno dei suoi libri, se non siamo in grado di stare da soli, nella solitudine questo vuol dire che c’è qualcosa che non va in noi. E noi nella solitudine stiamo benissimo.

In questo lungo periodo non abbiamo sentito la mancanza della società ma bensì di camminare in montagna, nei boschi, abbracciare gli alberi, coricarsi sull’erba ed ascoltare madre natura. Sì, questo ci è veramente mancato tantissimo, come l’aria di montagna, quella cruda che ti entra dentro e ti fa sentire vivo.

Oggi è un giorno zero per noi. Si ricomincia dal punto dove ci eravamo fermati. Da una zona per noi speciale ed abbiamo deciso che lo faremo in modo diverso: realizzeremo, sempre che ne siamo in grado eheh, il nostro primo vlog per il canale youtube.

Proviamo ad entrare in un mondo che per anni ci è sembrato lontanissimo da noi ma che abbiamo poi scoperto essere invece alla nostra portata. Troppe volte ci nascondiamo dietro a scuse, spesso inutili, che poi non sono altro che giustificazioni inventate provenienti più da paure interiori che dalla realtà.

E questo ragionamento, queste riflessioni, questo capire i limiti mentali che ognuno di noi si crea lo abbiamo compreso ancora di più in questo periodo di “isolamento”. È ora di aprire gli occhi e vivere senza paura. Vivere.

Eccoci qui, con i nostri quindici chili di attrezzatura sulle spalle ed una macchina fotografica rivolta verso di noi mentre percorriamo un sentiero che porta verso Paraloup ma anche sul Monte Tajarè.

Sono quasi seicento metri di dislivello tra faggi, betulle, castagni circondati dalle montagne, dal silenzio e lontano da tutto, da tutti.

Il sole splende alto in cielo mentre i primi cumuli iniziano a farsi vedere, lentamente crescono, si spostano trascinati da miti correnti occidentali mentre noi risaliamo il pendio e ci avviciniamo alla vetta. Siamo visibilmente emozionati e felici come non mai. Niente di più bello che essere quassù nel giorno più importante di sempre: la rinascita.

 

Energia. Positività. Vita.

Arriviamo in vetta e salutiamo tre ragazze che hanno scelto, come noi, questa montagna per ricominciare. Ci allontaniamo per restare ancor più da soli.

Le nuvole nel frattempo continuano la loro battaglia con il sole e si impossessano velocemente del cielo: le montagne si incappucciano. È un continuo gioco di luce ed ombra, ombre e luci mentre noi, in rigoroso silenzio, cerchiamo dopo mesi di entrare nuovamente in simbiosi con la natura. Puro Amore.

La pianura sembra così lontana, i problemi della società moderna dai monti neanche si percepiscono e tutto scorre, tutto va avanti come niente fosse, incuranti dei danni che là, in basso, gli altri stanno realizzando giorno dopo giorno.

Vorremmo veramente imparare dalla montagna ad esser così pazienti e fermi. Dovremmo imparare da loro ad essere così cauti di fronte al disordine, al caos ed alle ingiustizie che abbiamo di fronte in ogni istante. Si vivrebbe sicuramente meglio. Ne siamo certi.

Le ore corrono via, le nuvole invece si fermano e sono sempre più scure. Il vento aumenta e porta con sé i primi tuoni della stagione mentre noi continuiamo il nostro percorso.

Fa effetto attraversare la borgata di Paraloup e ritrovarla così silenziosa e deserta, tutto chiuso, tutto fermo. Solitudine. Ci fermiamo e cerchiamo di goderci ogni attimo di questo periodo così surreale e poi ripartiamo.

Un quadrifoglio, un pentafoglio e addirittura un esafoglio lungo il sentiero.

Sarà un segno? Chi lo sa…

Un capriolo attraversa il sentiero mentre il cielo oltre i faggi brontola sempre di più. Raggiungiamo un prato ricoperto di un tappeto di fiori coloratissimi che danzano sospinti dal vento mentre la pioggia scivola via, verso sud e ci permette di rilassarci respirando il profumo della montagna. Un sogno ad occhi aperti, in questa parte di cuneese che amiamo tantissimo e che speriamo possa diventare presto casa.

Si chiude qui una nuova giornata. Finisce così la prima pagina del nostro nuovo libro.

Si apre così un nuovo mondo, una nuova vita volta sempre più a valorizzare la montagna e rispettare la natura.

 

Quello che verrà lo scopriremo assieme ma come dice un vecchio detto Walser:

Finchè esisteranno le Alpi, da esse scenderà il soffio della libertà.”

 

 

Questo è il nostro racconto, il nostro primo IDVlog di sempre e speriamo possa farvi provare, vivere le nostre emozioni.

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Video realizzato con Nikon D5, Nikon Z7 e D7500 + Drone Mavic Pro 2 e filtri PolarPro

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