neve sei gennaio

Finalmente è tornata la neve. Vero. Quello che un tempo era normalità ora, indipendentemente dagli accumuli, appare quasi come un evento. La magia della neve è un qualcosa di unico al mondo, ci riporta al nostro io più profondo e puro, bambini.

Mi ricordo che tempo fa, ormai venti o addirittura venticinque anni, quando i miei avevano una casetta di villeggiatura in montagna l’inverno era un qualcosa di incredibile. Trascorrevamo durante l’anno tantissimo tempo a Valdieri, un piccolo paese della Valle Gesso a circa 800 metri di quota. La neve era di casa, era quotidianità. Sembra ieri, e mi emoziono a pensare a quei periodi. Nevicava per giorni interi, non sapevamo dove ammucchiarla da quanta ce n’era. Serate in cui andavamo a dormire ed al risveglio eravamo sommersi. La casa era esposta a sud eppure sciavamo in giardino. La neve durava mesi. C’era ovviamente quell’episodio in cui il “marin”, vento caldo umido che arriva dal mare,  in poche ore ti mangiava anche mezzometro di neve ma la normalità era spalarla, averla per settimane e settimane. Da ottobre a maggio c’era sempre la possibilità di vederla scendere. Era la normalità. Era l’inverno in provincia di Cuneo.

E ora……..

Fermatevi un secondo. Provate a pensare a quante volte durante il giorno, la settimana, il mese… facciamo cose che non servono a niente ma le facciamo perchè ormai sono routine, perchè tutti lo fanno, perchè fa figo e chi più ne ha più ne metta.

Sprechiamo tempo dietro a cose spesso insignificanti, ci comportiamo con superficialità. E nel frattempo, oltre al “nostro mondo”, non è più come prima. Ci siamo persi.

Qualcosa è cambiato ma noi NON “vogliamo” vederlo. E’ proprio questa frase, questo pensiero che mi è passato nella testa mentre osservavo le montagne quest’oggi in compagnia di Miele.

Ammetto di sentirmi “fortunato” perchè grazie alla fotografia mi è più facile osservare. In silenzio, a volte con il binocolo altre con la macchina fotografica. Immobile contemplo la meraviglia che ho di fronte.

Oggi guardando le nostre montagne mi sono reso conto di come l’inverno sia cambiato. Se un tempo non sapevo dopo ammucchiare la neve da quanta ne scendeva oggi quasi devo scegliere il posto migliore dove spalarla per farla durare qualche ora in più.

Immerso tra mille pensieri ho deciso di scattare diverse fotografie, in svariati momenti della giornata. Meravigliato dalla bellezza ma anche demoralizzato, malinconico di fronte a quello che osservo.

Scatto. Che bellezza. Un raggio di luce e poi un rovescio di neve improvviso avvolge le vette più alte. Il silenzio della montagna oggi è interrotto dal ticchettio della neve che fonde, velocemente fonde anche questa volta. Ormai è così. La nevicata dura poche ore, poi fa caldo e il giorno dopo è un lontano ricordo. Ogni volta ci speri ma è una pura illusione.

Ripensi ai racconti dei più anziani. Provi ad immaginare.

Aprivamo la strada con l’asino per poter andare a scuola.” 

“Camminavamo in cuniculi alti metri e metri.”

“Uscivamo di casa dal balcone.”

Smarrimento, non riesci a “vedere” quello che ti raccontano. Ti sembra impensabile.

Ora per vivere il vero inverno non bastano più i settecento metri di quota come quando ero più piccino, occorre salire di quota. E non di poco. Osservando questi primi quattro anni qui bisogna andare in alto, lassù dove diventa poi difficile poter vivere di montagna a tutto tondo, dove le settimane per poter lavorare la terra si contano sulle dita di una mano. E qui, se si guarda bene, non ci sono abitazioni o quasi a quelle altitudini. E questo aspetto può far capire quanto fosse impossibile vivere lì, a quanto nevicava un tempo su per questi selvaggi monti.

Silenzio.

Scatto alcune foto al Marguareis, alla Testa del Duca, alla Mirauda. Montagne poco conosciute ma dal fascino unico. Lo sguardo sale tanto in alto per ritrovare le atmosfere invernali, gli alberi ancora innevati e gli ultimi rovesci di neve.

La neve fonde, ci sono sei gradi. Ogni tanto qualche goccia di pioggia.

Malinconia.

E’ il momento del tramonto, le ultime luci del giorno ci accompagnano alla notte. Poi quell’ultimo sussulto del giorno che colora le nuvole rimaste.

Quella sfumatura di vitalità mentre tutto diventa scuro. Quella speranza che si possa tornare a vivere tutta quella bellezza che i nostri vecchi ci raccontano.

La normalità.

 

Riguardo con voi queste fotografie.

Loro sono sempre lì, immobili e custodi di un tempo che fu che speriamo di rivivere un domani.