Camminare.

Scoprire.

Entrare in simbiosi con il paesaggio circostante.

Vivere e sentirsi vivi.

Passo dopo passo.

Tutto questo andar lenti, conoscere per conoscersi e staccare letteralmente la spina dal mondo virtuale, frenetico se non addirittura caotico che ci circonda.

Siamo sempre stati affascinati da questo mondo, dai cammini ma forse per pigrizia, forse per paura o forse per le solite scuse non ne abbiamo mai fatti finchè non è arrivata quella stupenda telefonata di Sara da Campiglio che ci proponeva di realizzare un reportage sul loro: il Cammino di San Vili.

L’eccitazione iniziale, la voglia di vivere una nuova esperienza ci hanno subito emozionato tantissimo ma poi è entrato in gioco il panico per scegliere l’attrezzatura, capire come fare perché ci aspettavano cento chilometri da Madonna di Campiglio a Trento da fare in quattro giorni.

Come sempre prevale l’ottimismo e quindi eccoci pronti a partire destinazione Alta Val Rendena.

Il minimo indispensabile negli zaini: Nikon Z7 con il 24-70mm ed il drone nello zaino di Simone, D7500 con 18-140mm in quello di Romina. Un paio di pantaloni, una maglietta ed una felpa, giacca impermeabile indossata data la pioggia prevista e nulla di più.

Non appena arriviamo a Campiglio incontriamo la nostra guida e compagna di avventura Francesca. Dal primo istante nasce subito un feeling incredibilmente stupendo, ci divertiremo di sicuro.

Abbiamo la serata libera per cui decidiamo di salire al Lago Nero per fare alcuni scatti al Brenta e poi si va a dormire presto perché all’alba si partirà.

La prima giornata inizia con il cielo grigio, qualche goccia di pioggia. Non c’è praticamente nessuno in giro, il morale è alto perché come ogni volta, qui in Val Rendena, ci sentiamo a casa. Il cielo minaccia acqua ma siamo fortunati e man mano che perdiamo quota scendendo verso Fisto si apre sempre di più. Il ritmo è buono come l’atmosfera e parlottando allegramente ci capita anche di trovare dei funghi porcini che ovviamente raccogliamo. Incontriamo e superiamo paesi, borgate, chiese una più belle dell’altra fino a Carisolo dove ci fermiamo ad ammirare la bellezza dei castagni secolari che si tingono d’autunno. Una tappa dal sapore rurale, autentico e vivo. Ci fanno compagnia i campanacci delle mucche “Razza Rendena” e il sibilo del vento tra le piante mentre ci avviciniamo alla nostra conclusione di tappa “Casa Moresc” nell’abitato di Fisto mentre il cielo si è decisamente incupito. Una bella birra fresca per festeggiare mentre l’atmosfera si fa sempre più turbolenta, le nuvole si addossano alle montagne ed improvvisamente si scatena un violento temporale che ci accompagna finchè non ci addormentiamo.

Il risveglio è autunnale, nebbiolina e qualche goccia di pioggia ci faranno da compagni in questa lunga tappa dal sapore alpino. Se fossimo in una corsa ciclistica sarebbe La Tappa che decide la corsa, infatti ci aspettano mille e cinquecento metri di dislivello di salita.

Partiamo prestissimo perché saranno trenta i chilometri da percorrere e ci saranno degli strappetti da affrontare niente male. Siamo immersi nel verde, attraversiamo pinete spettacolari, incontriamo salamandre, raccogliamo funghi e ci conosciamo sempre più. Da perfetti sconosciuti ad amici ed ora pellegrini. Capiamo subito quanto sia magico il cammino e che sorprese porti con sé.  Dopo poco siamo nel vero “gran premio della montagna” del San Vili, siamo nel punto più panoramico sul Passo Daone mentre il cielo continua ad esser bello chiuso ed ogni tanto il vento porta con sé qualche timida goccia di pioggia. Ottocento metri di dislivello fatti, siamo ancora lontani dal traguardo ma siamo circondati da un paesaggio sempre più colorato con le più svariate sfumature di verde e man mano che scendiamo di quota il sole spunta e illumina il fitto sottobosco. Alle nostre spalle si scatena un nuovo temporale che però decide di graziarci mentre risaliamo per raggiungere Iron, un vero gioiello di architettura che sembra veramente esser isolato dal mondo. Ci fermeremmo volentieri qui a lungo ma dobbiamo continuare perché Stenico, la nostra meta, ci sta aspettando. Questo paese, scenograficamente parlando è splendido e risalendo verso il “Bosco Arte Stenico” ci troviamo di fronte una cartolina reale con il castello che domina la valle, il tramonto ed un silenzio surreale che ci accompagna tra le più svariate installazioni artistiche. Siamo costretti ad accendere le frontaline perché le riprese fotografiche ci hanno fatto “perdere” un po’ di tempo. Che poi perdere, in base a chi, a cosa si può definire di aver perso. Il cammino ci sta facendo capire quanto sia importante l’andar lenti, l’entrare in simbiosi con il paesaggio circostante e quindi se arriviamo un po’ lunghi va bene uguale per noi. Se fatto con l’orologio al polso non è più un cammino e lo stress rovinerebbe la magica atmosfera che stiam portando con noi.

Ci lasciamo alle spalle l’abitato per raggiungere la nostra tappa serale, Seo. Qui siamo ospiti del B&B La Lanterna. Senza dubbio si rivelerà una delle perle indiscusse dell’intero viaggio. Ci sentiamo a casa. Una cena con i fiocchi, coccolati con polenta, formaggi, camoscio e per finire la grappa.

Floro e sua moglie ci sanno fare, sono due persone meravigliose, uniche e dopo tutti questi chilometri, questi sali e scendi sono un vero toccasana per il morale. Grazie.

Cielo sereno, aria frizzante e una colazione perfetta con tanto di torta appena sfornata.

Il buongiorno è servito. Il morale è alle stelle quando lasciamo l’abitato di Seo e ci dirigiamo verso Tavodo tra campi di lavanda e viste dolomitiche per proseguire ancora verso Moline.

Qui ci fermiamo stupiti, increduli perché sembra di essere finiti in Toscana, in un borgo dell’entroterra toscano o provenzale. Il ponte che attraversa il fiume, i colori delle case, i fiori e quel silenzio che ti entra dentro e fa capire quanto siamo piccoli ed è proprio questo aspetto che stiamo capendo passo dopo passo. La nostra compagna di viaggio, Francesca, è un’esperta di cammini e ci racconta le sue esperienze, le sue avventure e ci fa stare bene perché c’è un mondo da imparare da lei. Stupendo. Lei ci dà morale nei momenti di stanchezza, ci fa viaggiare con la mente e ci rallegra. E’ una ragazza incredibile, un’Amica che diventa quasi una sorella chilometro dopo chilometro.

E così superiamo questo paesino isolato dove si respira aria d’altri tempi e mentre costeggiamo la forra, il precipizio alla nostra destra Simone sente qualcosa che non va. Si toglie lo scarponcino, ed ecco la prima vescica del pellegrino. Un ago, un filo e si riparte. Superiamo la chiesetta di San Vigilio da cui possiamo osservare tutto il percorso fatto in mattinata e ci mettiamo a leggere il diario dei pellegrini mentre si avvicina velocemente il tramonto. Siamo ancora lontani dall’abitato di Mangone, accendiamo le frontaline ed affrontiamo un passaggio decisamente esposto, non dei più belli da fare di notte mentre d’innanzi a noi eccolo, il Lago di Garda. Svoltiamo nel boschetto e spunta una torcia, che pian piano di viene incontro. E’ il proprietario dell’affitacamere “Enjoy the Silence” che ci stava aspettando da qualche oretta. Ehhhmmm anche stasera siamo decisamente in ritardo ma che ci volete fare siam fatti così… il cammino, la lentezza, i momenti di riflessione stanno prendendo piede dentro di noi e non guardiamo più l’ora.

Ci sistemiamo, accendiamo il caminetto, cuciniamo e ci godiamo un bel bicchiere di vino mentre sistemiamo l’attrezzatura fotografica, controlliamo i social e poi andiamo a dormire, cotti come non mai ma con la testa già a Trento.

Cielo infuocato, paese addormentato e tre pellegrini già in cammino. Inizia l’ultima giornata sul San Vili. Anche quest’oggi il cielo sereno non vuole farci compagnia e come sempre si copre. Rispetto a Campiglio fa decisamente più caldo. I chilometri si sommano e lasciamo alle nostre spalle il Garda avvicinandoci ai laghi di Lamar. Nei boschetti che attraversiamo troviamo alcune tracce dell’orso proprio sul sentiero ma purtroppo non riusciamo a vederlo e per noi, fieri sostenitori, è un vero peccato. La voglia di arrivare al traguardo è tanta come lo è la voglia di godersi ogni istante. Si è creata una famiglia in questo viaggio e mentre il sole lentamente scende e scompare dietro un tappeto di nuvole grigie, ci rendiamo conto di esser ancora lontani dal duomo di Trento. Proviamo a forzare il ritmo ma finiamo in un punto decisamente esposto, in discesa a picco sulla vallata sottostante. Ci fermiamo e proseguiamo con calma. Il passaggio più difficile del cammino è superato, iniziamo l’avvicinamento visivo alla città che però, forse complice anche la stanchezza, sembra non avvicinarsi mai. E’ notte fonda, il silenzio e la pace della montagna lasciano, minuto dopo minuto, spazio ai rumori della città, gli alberi alle case ed iniziamo ad incontrare via via sempre più persone. Eccoci, siamo sull’Adige ed intravediamo in lontananza il Duomo. Il terriccio, le pietre ora sono asfalto, le auto sfrecciano veloci mentre il nostro ritmo rallenta, si velocizza ma poi rallenta nuovamente.

Svoltiamo a sinistra, poi a destra, cento metri ed eccolo lì, davanti a noi a pochi metri: il Duomo di Trento. Fermo, immobile, impassibile mentre in noi c’è un caos di emozioni, stati d’animo indescrivibili.

Tantissimi ragazzi affollano i dehors con la loro camicia perfetta e lo spritz in mano. Noi, vestiti da montanari, stanchi, esausti ma pieni di vita e soprattutto ricchi dentro, ricchissimi come non mai prima d’ora. Ci guardiamo, ci abbracciamo, esultiamo. Ci sentiamo Vivi e felici.

Ordiniamo da mangiare una pizza, che ovviamente con lo spirito peregrino scegliamo di dividere assieme. Una bottiglia di un vino trentino. La gente ci guarda stranita, ci osserva e sorride.

Si conclude in questa piazza il nostro primo Cammino, il San Vili.

La felicità di avercela fatta con le nostre gambe, con i nostri zaini, con i nostri ritmi ma soprattutto aver capito quando sia bello camminare, quanto sia sempre più necessario vivere con lentezza, quasi al ritmo delle stagioni perché così facendo capisci veramente l’importanza delle piccole cose, della semplicità ma soprattutto della vita.

Grazie Francesca per essere stata una compagnia di viaggio indimenticabile.

Grazie Sara per aver creduto in Noi.

Grazie Cammino di San Vili per averci fatto capire quanto sia bello essere dei pellegrini.

 

“Non esiste una via verso la felicità.  La felicità è la via.”

[Buddha]

In occasione dell’evento organizzato da Visit Trentino, il Trentino White Friday, abbiamo avuto modo di conoscere per la prima volta la Val di Fassa, circondata da alcune tra le montagne più belle d’Italia come la Marmolada, il Gruppo Sella, del Sassolungo e del Catinaccio.

A dire il vero, causa tempo molto incerto, non siamo riusciti a vedere queste meraviglie… ma si sa la montagna è bella anche per questo!

Siamo iduevagamondi, amiamo sia il brutto tempo quanto il sole per cui queste condizioni atmosferiche non ci scoraggiano minimamente ed apprezziamo i magici giochi di luce creati dalle nuvole che corrono velocemente verso la pianura o che dolcemente si addormentano sui versanti delle Montagne.  Ogni volta rimaniamo incantati davanti a questo palcoscenico naturale.

Nebbia, pioggia, vento, timido sole e poi eccola, inaspettata quanto meravigliosa: la neve. Sembra quasi che sia venuta a trovarci, a salutarci, a ringraziarci per aver creduto in questo white project novembrino.

Escursioni in quota, cibo di altissima qualità, relax alle terme… saranno tre giorni intensi e pieni di attività alla scoperta della Val di Fassa.

Un’esperienza unica sotto moltissimi punti di vista, ci siamo sentiti davvero a casa e abbiamo avuto la fortuna di conoscere molti produttori locali che  trasmettono ogni giorno tanta passione e tutto l’amore per la propria terra.

La Chef Elena Vian, che si occupa di ristorazione da almeno 15 anni dedicandosi ora alla ristorazione a domicilio, ha preparato dei piatti della tradizione rivisitati in chiave moderna. Autentiche prelibatezze.

I proprietari dell’azienda Agritur Soreie, tutta a conduzione familiare, ci hanno fatto entrare nel loro mondo a km zero: abbiamo imparato a fare il pane integrale di montagna, dato da mangiare il fieno e munto le caprette e quindi assaggiato i loro formaggi.

All’Agritur Fiores, la proprietaria Nadia ci ha raccontato di com’è nata la sua passione per tutto ciò che riguarda la natura e le erbe officinali, tanto da portarla ad aprire questo agriturismo completamente EcoGreen e quindi l’azienda biologica dove oltre a produrre tisane bio vengono anche coltivati cereali per la produzione di pregiate farine di montagna.

All’Agritur Weiss la cuoca Sabrina Weiss, nipote dello chef stellato Peter Brunel, ci ha fatto degustare una preziosa cena stellata con prodotti genuini e a km 0.

Alle QC terme dolomiti abbiamo trascorso un pomeriggio di puro relax con una degustazione di ottimi vini locali.

Oltre a tutti i momenti di “coccole” siam saliti prima al passo Pordoi a 2239 m s.l.m e quindi al Sass Pordoi con la funivia dove eravamo completamente immersi nella nebbia e nevicava; una breve escursione con una guida locale ed infine tagliere di prodotti locali, vino rosso ed un’ottima zuppa calda al rifugio Mari.

Un weekend pieno di soprese e di meravigliose scoperte, una vallata ricca di novità e con tante persone umili ed ambiziose che ci mettono ancora più voglia di andare a vivere in montagna!

Questa valle si aggiunge alla nostra classfica dei luoghi che ci sono rimasti nel cuore ed assolutamente ci ritorneremo appena possibile perché le emozioni che ci ha trasmesso sono davvero tante e siam certo che tornandoci anche con il sole ne rimmaremo ancor più innamorati. Stupenda Val di Fassa!

Ps: prima di ripartire verso il cuneese abbiam deciso di risalire il Passo Fedaia perché vedendo le webcam era in corso una stupenda nevicata… arrivate su eravamo letteralmente commossi perché dal cielo scendevano fiocchi di oltre quattro centimetri tanto da ricoprire tutto in pochissimi istanti. Delizia per gli occhi ma soprattutto per l’anima. La magia della neve è per noi INDISCUTIBILE.

Romina & Simone – IDUEVAGAMONDI

Ogni avventura, ogni esperienza che viviamo diventa un’occasione per conoscere nuove persone, incrociare nuovi sorrisi e ascoltare nuove storie. Ed il Global Influencer Summit è stata proprio l’occasione perfetta per condividere assieme ad altri fotografi, giornalisti, atleti ed influencer la nostra più grande passione: la Montagna.

Così entusiasti, così emozionati ed eccitati di tornare nel cuore delle Dolomiti ed in questo caso in Alta Badia.

Quattro giorni full immersion nella natura con diverse attività come lo speed hiking, il trekking, il climbing, lo skywalk ed il mountaineering seguiti da serate di confronto, barbecue, musica dal vivo e tanta energia positiva.

Trasportati quasi in un mondo parallelo dove tutti vogliono conoscersi, confrontarsi e migliorarsi senza pregiudizi, senza rivalità ma uniti da quella semplicità che da sempre è la vera forza della montagna.

E se anche il meteo prova a fare i dispetti con un autentico diluvio ne esce la vera forza del gruppo e l’autentica unicità e bellezza dell’atmosfera “campo base” Salewa che fa crescere ancora di più le amicizie, le conoscenze e così spinti da un’energia pura e vera ed ognuno si ritrova di fronte al fuoco, sorseggiando birra locale, canticchiando al concerto fino a spegnersi lentamente come la legna nel braciere e così anche le ultime luci delle tende lasciando spazio alle stelle ed alla luna.

Sembrerà assurdo al giorno d’oggi ma sono proprio queste piccole cose, questi piccoli dettagli a fare la differenza e a creare qualcosa di veramente bello.

Svegliarsi all’alba ed ammirare le vette spruzzate di neve fresca, percorrere i sentieri di montagna confrontandosi continuamente, intraprendere una via ferrata, arrampicare spingendosi quasi oltre le nuvole ma anche fare i canederli,  correre tra i larici lungo il fiume alla ricerca della consapevolezza, conoscere i segreti dell’algoritmo, praticare lo yoga mentre il sole fa arrossire le vette più alte o raccogliere i rifiuti nei boschi.

In un periodo dove le persone continuano ad andare e a fare tutto di corsa la stessa azienda diffonde il messaggio di fermarsi un secondo ed osservare. Il clima sta cambiando velocemente portando con sé disastri naturali in ogni parte del mondo, c’è bisogno che noi stessi in prima persona interveniamo per dare il nostro contributo. Ecosostenibilità, il recupero e riciclo, la pulizia dei sentieri e dei boschi.

Un cambio che servirà sicuramente anzi che è di fondamentale importanza perché da sempre i cambiamenti, le rivoluzioni partono dal basso ed è arrivato il momento di agire con concretezza.

Un Global Summit che alla fine risulterà più autentico e famigliare di ogni previsione, un evento che ha veramente sconvolto in positivo la vita di alcuni perché ha portato con sè molta conoscenza ma soprattutto tante nuove amicizie, nuove collaborazioni tra persone unite da una delle più belle passioni al mondo, la montagna perché diciamolo senza alcun problema che di fronte a Lei siamo veramente tutti uguali.

Simone & Romina

“Fissare obiettivi è il primo passo necessario per trasformare l'invisibile in visibile.” (Anthony Robbins)

Perdersi tra i boschi, danzare sotto la pioggia battente, camminare sulla neve, ammirare le montagne mentre prendono fuoco al tramonto, sognare ad occhi aperti, ridere ed ancora ridere perché in questa parte delle Dolomiti ci sentiamo incredibilmente a casa in ogni angolo… l’Alta Val Rendena come il Brenta sono così autentici ed unici da essersi guadagnati un posto fisso nel nostro cuore.

Val Genova, Val Nambrone, Val Brenta… posti incredibilmente magici, scenari mozzafiato che vi strapperanno sicuramente un gigantesco WOW perchè in queste vallate a due passi da Campiglio troverete quell’autenticità che vi stupirà senza alcun dubbio. Il parco naturale Adamello-Brenta, istituito nel 1967, comprende i gruppi montuosi dell’Adamello, Brenta e della Presanella, estendendosi su una superficie di 618 km². Ricco di acque alimentate dai ghiacciai che formano suggestive cascate e laghi di montagna, il parco integra una immensa varietà faunistica e floristica.

Le Dolomiti di Brenta rappresentano un vero e proprio paradiso per chi ama la montagna e l’outdoor…  Zaino in spalle, un paio di scarponcini comodi e la consueta attrezzatura fotografica sono d’obbligo.

7 giorni di trekking e di fotografie per quasi 100 chilometri complessivi di escursioni ai piedi di Adamello e Brenta: Rifugio Mandrone, Rifugio Bedole, Rifugio Cornisello, Rifugio Brentei ed il Tuckett… tante escursioni affrontate con le più svariate condizioni meteo: temporale, grandine, sole, nebbia, vento ed arcobaleno ma dire qual’è stata la più bella è impossibile perché i paesaggi son talmente incredibili che non siam in grado di decretarne un vincitore.

La Val Genova ricchissima d’acqua è uno dei simboli indiscussi del Parco Adamello Brenta e con le sue cascate è senza dubbio una delle mete turistiche più importanti della Valle Rendena. Nardis, Larès, Pedruc giusto per citarne alcune caratterizzano il paesaggio di questa verdissima valle laterale che termine a monte con il gruppo Adamello-Mandron, il ghiacciaio più esteso d’Italia e la Presanella.

Oltre alla presenza dei ghiacciai e delle cascate questa vallata è conosciuta anche per i numerosi avvistamenti di orso bruno, non ce ne meravigliamo essendo così selvaggia e “pura”.

Non da meno sono la Val Nambrone e la Val di Brenta. La prima è caratterizzata dal “famoso” Lago Nero, meta di numerosi fotografi ed appassionati di montagna che raggiungono questa meta soprattutto al tramonto per vedere il Brenta riflettersi infuocato nelle sue acque ma non sono da meno le spettacolari cascate d’Amola e di Cornisello. Un consiglio, fermatevi a far due chiacchiere ed a mangiare un boccone al Rifugio Cornisello… un vero toccasana!

La Val Brenta, invece,  è una meta un po’ diversa rispetto alle altre due perchè percorrendo i numerosi sentieri vi addentrerete proprio nel cuore del Gruppo del Brenta ed i due rifugi Brentei e Tuckett sono davvero belli e collocati in posizioni strategiche per arrampicare o semplicemente per ammirare i paesaggi superlativi delle Dolomiti sorseggiando dell’ottima birra.

La Val Rendena è assolutamente uno dei posti più belli che abbiamo visitato al mondo perchè vuoi le persone, vuoi i paesaggi, vuoi il clima regalano in ogni istante emozioni indescrivibili che vi poterete per sempre dentro, proprio come è successo a noi. Un posto assolutamente da vivere a 360° e tutto l’anno.

MERAVIGLIOSA ALTA VAL RENDENA!

Romina & Simone

Guardare la bellezza della natura è il primo passo per purificare la mente. (Amit Ray)

L’Alta Via è un sogno per ogni amante della montagna ed in particolar modo un regalo indelebile ed indimenticabile, proprio alla vigilia dei dieci anni di Unesco, alle Dolomiti. Un’attraversata di circa 150 chilometri del Sud Tirol da ovest ad est partendo da Tiers a pochi chilometri di distanza da “casa Salewa” fino alla Val Fiscalina proprio al confine della provincia di Bolzano.

Un percorso di oltre 50 ore tra salite, discese, vie ferrate, ebike e per un ragazzo del gruppo anche il brivido del parapendio.

Eravamo una decina tra giornalisti, fotografi, blogger da mezz’europa a intraprendere  quest’avventura lontani dallo stress, senza automobili quasi al confine di questo mondo moderno dove gli orari seguono l’andamento del sole e delle stelle e non di schemi prestabiliti dalla società. Confinati in uno “spazio” perfetto, circondati dalla bellezza ed unicità da alcune delle montagne più importanti d’Italia dalle Tofane alle Tre Cime di Lavaredo passando per il Catinaccio, il Monte Cristallo, il Pelmo e molte altre vette memorabili.

L’Alta Via è tutt’altro che banale, ti segna, ti fa scoprire i tuoi limiti e ti permette di diventare un tutt’uno con la montagna quella vera e pura che ognuno di noi ama fin da piccoli. Eh sì proprio così perché qui si entra in contatto a trecentosessantra gradi con quella montagna che ancora sogniamo lontano dal turismo di massa ma che ti avvicina, come da piccoli, alla bellezza della semplicità e ti fa stare veramente bene e mai come in quest’esperienza ho capito ancora di più l’affermazione di Messner: “La decisione più importante della mia vita è stata la decisione di vivere obbedendo ai miei desideri, alle mie idee e ai miei sogni.”

Fin dal primo giorno si capisce la grandezza di questo viaggio dolomitico perché attraversando la Valle del Ciamin ci si trova di fronte prima il Catinaccio e quindi le Torri del Vajolet che ci accompagneranno durante la salita fino ai 2134metri del Rifugio Bergamo – Grasleitenhütte dove ci attendono dell’ottimo cibo tirolese, una stellata incredibile!

Gisuto qualche ora di sonno ed è già il momento di ripartire perché la seconda giornata sarà un continuo sali e scendi attraversando il Passo di Molignon, in un’atmosfera paesaggistica quasi lunare che ci lascia senza parole per poi ridiscendere al Rifugio Alpe di Tires e proseguire verso il Rifugio Friedrich August affiancando i Denti di Terra Rossa, il Sassopiatto per ammirare nuovamente le stelle che ci faranno compagnia durante numerose chiacchierate notturne dell’Alta Via.

I chilometri iniziano a farsi sentire ma l’adrenalina è in continua crescita avvicinandoci alla via ferrata delle Meisules che ci porterà verso sera dopo aver ripercorso l’altopiano del Sella al Rfugio Franz Kostner ad oltre 2500 metri dove alcuni di noi scelgono di godersi la bellezza dell’Alta Badia bivaccando all’aperto sotto l’ennesimo tappeto di stelle che ci porterà verso l’inizio di un nuovo giorno con una meravigliosa alba che vedrà il sole baciare Civetta, Marmolada e Pelmo.

Uno di noi ha anche la fortuna di sorvolare la vallata e di raggiungere il Passo Campolongo in parapendio mentre il restante del gruppo scenderà a piedi tra rocce, pini mugo circondati da un tripudio di colori prima di prendere le ebike che ci porteranno prima a Pralongià a 2.109m e quindi giù fino alla Capanna Alpina dove riposiamo la bici ed iniziamo, sotto un caldo torrido, la salita fino alla Capanna Scottoni e da qui proseguiamo verso il Lago del Lagacio dove i più temerari si tufferanno per prendere un po’ di fresco prima di ricominciare il percorso che dopo 31 chilometri ci vedrà arrivare alla Capanna Fanes.

Ed è proprio qui che ci rendiamo conto di come sia ancora bello ogni tanto fare un passo indietro, staccarsi da tutto e così per telefonare useremo il vecchio telefono a gettoni del rifugio sorseggiando un po’ di birra sulla terrazza. Volge al termine una giornata veramente intensa e lunga, lontani dai rumori della città circondati dal silenzio della notte alpina tra risate e curiosità varie. Stupendo.

E così, nonostante i chilometri continuino ad accumularsi giorno dopo giorno, la fatica quasi non si sente perché quello che l’Alta Via porta con sé è una vera e propria famiglia. Sembra pazzesco da raccontare ma è proprio così, persone che fino ad alcuni giorni fa neanche si conoscevano sono ora legati da una profonda amicizia, una magia a tutti gli effetti che solo la montagna può creare.

Proseguiamo il viaggio verso est raggiungendo prima la Valle di Fanes che ci poterà all’omonime cascate sempre sotto un sole cocente. Il percorso ci porterà prima ad attraversarle da “dentro” e quindi dopo una piccola via ferrata arriviamo alla loro base, 90 metri di salto nel vuoto.

Uno spettacolo incredibile proprio come lo zig-zag verticale che ci porterà a risalire la valle fino al Gran Foses e quindi al Rifugio Biella proprio ai piedi della Croda del Becco dove il giorno seguente saliremo per ammirare l’alba.

Vedere il sole sorgere con in lontananza le Tre Cime di Lavaredo, il Pelmo, il Monte Cristallo, le Tofane e sotto di noi il turistico Lago di Braies mentre noi quassù siamo soli, in “famiglia”, ad ammirare ancora una volta la bellezza unica di madre natura e della montagna.

Dopo giorni di sole e temperature bollenti un’ultima alba infuocata lascia spazio a nuvole sempre più minacciose e rovesci di pioggia che arrivano da ovest e che ci accompagnano tutto il giorno tra pinete, prati e brevi passaggi ferrati fino al Rifugio Vallandro dove un vero e proprio temporale ci attende.

Il risveglio non è da meno entusiasmante,  una nebbia che corre velocemente sui  prati che circondano il rifugio mentre lasciandosi alle spalle il Rifugio ecco che rispuntano nuovamente in lontananza le Tre Cime di Lavaredo pronte a darci, tra qualche ora, il benvenuto…

Con spensieratezza di fronte a tanta bellezza altri 20 chilometri la fatica si accumula sempre di più gambe, affrontiamo numerosissimi sali e scendi ed arriviamo alla sera al Rifugio Locatelli dove abbiamo la fortuna di avere la camera letteralmente con vista!! Eh sì perché direttamente dal letto siamo di fronte alle Tre Cime, sembra veramente di toccarle e anche con il cielo che si fa a tratti sempre più minacciose regalano emozioni non stop in ogni istante.

Impossibile riposarsi con montagne così importanti, così leggendarie di fronte a noi e così dopo un paio di ore siam nuovamente in piedi ad aspettare l’alba che ovviamente non delude!

Siamo ormai prossimi alla fine, mancano solamente dodici chilometri prima che questa indimenticabile ALTA VIA volga al termine e così dopo aver costeggiato il Monte Paterno arriviamo in Val Fiscalina tappa conclusiva del progetto Salewa.

150 chilometri, 50ore, 8770 metri di ascesa e 8510 metri di discesa… un gruppo veramente unito, tanta stanchezza ma soprattutto tanta felicità per avercela fatta tutti assieme ed un grazie immenso ad Egon, la guida alpina che ci ha condotto con successo alla meta!

Walter Bonatti diceva: “Guarda se uno deve arrivare fin qui, per inseguire i propri sogni, per non essere là nella confusione, tra gli esseri umani che sono lì, per divertirsi o comunque per cercare qualche cosa che non ha nulla a che vedere con quello che cerco io.”

Proprio così, questo viaggio, quest’impresa ci ha portato a conoscerci meglio, a capire i nostri limiti, a capire l’importanza di inseguire i propri sogni ma soprattutto a capire ancora di più l’immensa bellezza della montagna.

Pura.

Vera.

Immensa.

Unica.

Emozionante.

L’Alta Via!